A casa

Racconto scritto da Engin Akyürek per il n. 42 di Kafasına Göre – anno 2022

“Mi sento come se ti stessi aspettando da lungo tempo…”

Il rapporto tra Sinan ed Eda iniziò così. Sinan pronunciò questa frase con una convinzione tale che l’avrebbe portata a lungo nell’anima, sul viso e nell’amore che avrebbe sempre espresso. Ma quello che era successo, ciò che era cambiato, ciò che era rimasto irrisolto e il tempo avevano portato una nuvola oscura sulla loro relazione. Hai presente quando a volte si dice che non è destino che succeda? Ma qualsiasi cosa si dica, la mente umana voleva curare la ferita senza troppi sforzi. Sinan l’amava troppo o Eda nascondeva il suo amore? Stava emergendo una relazione difficoltosa, che non progrediva, statica e che provocava intolleranza. La loro relazione, in cui si accusavano l’un l’altro, dopo un po’ stava creando un’immagine che annoiava e da cui tutti dovrebbero stare lontani. Se qualcuno fosse rimasto in silenzio durante la discussione, tutto sarebbe andato a posto e avrebbero ricordato quanto si amavano, invece avevano adottato e accettato a tal punto i modelli di comportamento tipici delle relazioni malate, che avevano persino dimenticato la loro personalità e i loro sentimenti. Il consiglio di un amico, una frase salutare come uno schiaffo che riporta le persone in sé, non portavano giovamento, così cercavano di continuare il loro rapporto maledettamente infernale.

L’idea della separazione fluttuava da tempo nella mente di Sinan, ma un luogo, o meglio una scusa, dove questa idea potesse radicare, non poteva svilupparsi. Stavano vivendo nella stessa casa da quasi due anni, non era solo una relazione ma avrebbero chiuso anche la loro convivenza e la loro intimità. Se litigavano il problema era che ne parlavano più e più volte, ne discutevano, ma poi rinunciavano senza riuscire a giungere ad una conclusione. Sinan capì che il motivo della separazione non poteva essere una discussione. Ogni volta che parlavano dei problemi e dicevano di avere una relazione malata che non funzionava, la conversazione si concludeva con abbracci e pianti, ma questo non faceva altro che mettere un piccolo tampone sulla ferita aperta. Sinan era determinato, aveva passato l’ultimo anno cercando di rompere con la persona che amava molto, il che lo rendeva ancora più arrabbiato.

Ogni volta, il tono della loro discussione aumentava.

Non sapeva, non riusciva a capire, forse anche Eda voleva rompere con lui, ma non osava. Uno scoraggiante circolo vizioso aveva tenuto prigioniere le loro vite e la loro giovinezza. Forse se le cose tornassero indietro, troverebbero un modo per andare avanti. Sinan non riusciva togliersi dalla mente un’unica scusa che gli era arrivata dentro, insidiosa come se provenisse dal diavolo, ma se era una scusa, doveva servire ad eliminare il problema. L’uomo era un essere contraddittorio che non aveva difficoltà a scoprire le bugie in tali situazioni, ma non aveva il coraggio di mettere in pratica questa menzogna. Sinan trovava più morale credere alle proprie bugie piuttosto che dire le bugie degli altri, e stava cercando di convincersi di questo: 

“Mi sono innamorato di un’altra”.

Se stavi pronunciando una frase del genere, la tua seconda frase doveva essere più forte. Sinan cercò di non distogliere lo sguardo e lasciò lì la sua bugia, al centro del tavolo. Non fu per nulla facile lasciar andare quella frase che aspettava nel suo respiro. Gli ultimi tre mesi furono pieni di troppe e faticose parole che attendevano di essere scaldate e servite. Mi sono innamorato di qualcun altro, non c’era una sequenza logica di frasi per porre fine a una relazione, se non questa bugia. C’era un enorme vuoto dentro di lui, provava questo e forse era anche molto annoiato, perciò voleva andare da solo da qualche parte. 

Eda invece, cercando di non mostrare i suoi sentimenti, non voleva lasciar andare le lacrime che stavano aspettando di traboccare. Se avesse lasciato andare il respiro che stava trattenendo avrebbe pianto, quindi respirò con calma, si alzò da tavola e se ne andò. Il respiro che Eda non riuscì a lasciare andare liberamente, lo lasciò Sinan e una sensazione di sollievo che non riusciva a descrivere, gli avvolse l’intero corpo.

Sinan si trasferì a casa di un amico che conosceva a malapena, lontano dalla casa in cui aveva vissuto con Eda. Almeno avrebbe potuto dividere l’affitto ed evitare il disturbo di comprare mobili nuovi. Dovette lasciare le sue cose, che aveva scelto con cura, ma nonostante tutto il trambusto e i giorni estenuanti, il fatto che tutto fosse nuovo lo faceva sentire bene. Anche se era ancora innamorato di Eda, la speranza di poter amare di nuovo qualcuno era così buona per lui che si ricordò di essere umano e sentì di essere vivo. 

Il suo coinquilino era un bancario, a casa non riuscivano a trovarsi molto. L’uomo non parlava altro che di conti e interessi ed era calcolato anche nello sguardo. Questa situazione si addiceva a Sinan che di giorno lavorava alle sue traduzioni a casa mentre la sera, quando il suo coinquilino bancario tornava a casa, usciva. Per loro era quasi impossibile sedersi e chiacchierare. Era così ovvio che non si piacevano che a volte non si salutavano nemmeno.

Sebbene Sinan sentisse che stava iniziando a guarire, l’abitudine e il conforto di sentire la presenza di qualcuno sempre al suo fianco lo facevano fremere nei momenti di silenzio. Voleva credere nel fatto che il tempo guarisce tutto, che ogni veleno ha un antidoto, ma non riusciva a liberarsi da quella verità che stava risucchiando la sua energia creandogli un nodo alla gola. Amava ancora molto Eda e non riusciva a dimenticarla. Dopo averle detto quella bugia, si chiedeva cosa stesse facendo, come si sentisse, come si fosse tagliata i capelli. Quando la curiosità lo assaliva, era difficile tirarlo fuori da lì, come un verme dalla mela. Tutto era fatto per non sentirne la mancanza o non ricordare, le foto cancellate, i ricordi che cercavano di essere dimenticati: con un impulso coscienzioso, ricordava a se stesso che, in alcuni momenti, un dettaglio che apparteneva a Eda creava una dipendenza tipica dei tossicodipendenti. Sinan stava cercando di innamorarsi, di portare una nuova persona nella sua vita, ma non ci stava riuscendo. Non riusciva a sentirsi vincente e non poteva accettarlo. Cercava dettagli di Eda nei volti e negli occhi delle ragazze che incontrava: come un minatore cercava di entrare nelle profondità e nella privacy della persona di fronte a lui e lo faceva al primo incontro, durante la conversazione davanti al primo tè. C’era anche chi gli aveva infiammato un po’ il cuore e aveva aggiunto eccitazione al suo respiro, ma quando si andava in profondità, emergeva la loro storia di vita che descriveva la relazione malata e gli stessi percorsi vissuti.

Sinan tornò a casa tardi, come al solito, e andò in camera sua senza fermarsi in soggiorno. In effetti, era già passata un’ora da quando il suo coinquilino dormiva e contava le pecore nei suoi sogni. Ma dall’interno provenivano delle voci, respiri di uomo e di donna e le loro risate echeggiavano per tutta la casa. Anche se aveva l’impostazione da bancario, capì che avrebbe portato gli ospiti a casa una volta al mese. Due uomini single che vivono nella stessa casa avrebbero potuto trasformarsi in una disgrazia insopportabile oltre che difficile, ma fortunatamente, era stato in grado di trovare un terreno comune con il bancario. Sinan non voleva fermare il suo sonno che stava arrivando profondo, ma non appena i suoi occhi si erano chiusi, le risate lo avevano fatto tornare dal dormiveglia alla realtà. Le voci echeggiavano nella stanza con un tono che trascendeva la privacy. Cercava di dormire ascoltando musica con le cuffie, ma tra i rumori e le voci che provenivano dalla stanza di fianco, Sinan iniziò a pensare a Eda. Quando era così irrequieto da non riuscire a dormire, Eda improvvisamente catturava i suoi sentimenti e trascorreva ore in un ricordo che gli avvolgeva il cuore. 

Entrò nella sezione dei messaggi del telefono che teneva in mano e iniziò a scrivere quel messaggio che voleva fare da molto tempo, ma non era riuscito a fare e ad inviare. 

Mi sento come se ti stessi aspettando da lungo tempo… 

E prima di inviare il messaggio fu catturato da un sorriso che apparse sul suo viso. Il nostro stato d’animo, che è sempre in attesa di qualcosa, può trasformarci in creature piene di speranza, ma può anche lasciarci abbandonati su un sentiero sconosciuto. 

Sinan catturò il suo sorriso come se stesse recitando un’immagine rallentata e, come se stesse facendo un lavoro serio, premette il pulsante di invio. Non appena il messaggio fu inviato, il suono di un sms arrivò dalla stanza accanto, ma si perse tra i respiri. 

Per un po’ Sinan osservò con eccitazione se il messaggio fosse stato letto o meno, poi i suoi occhi cominciarono a chiudersi, sollevato per aver inviato il messaggio. Certi sogni si adattarono così tanto a quel breve tempo tra il sonno e la veglia che riuscì a vivere di nuovo nella stessa casa con Eda, e persino a farle la proposta di matrimonio alla prima occasione. Consegnando queste immagini ai suoi sogni, Sinan si stava arrendendo a un sonno pacifico che gli mancava da molto tempo.

Non appena l’alba filtrò dalla finestra, aprì gli occhi e guardò il suo telefono. Eda aveva risposto? Sembrava che non avesse ancora letto il messaggio. Un messaggio non letto creava speranza, ma un messaggio letto rimasto senza risposta, se in quel momento la volevi sentire, poteva rafforzare lo stato d’animo in cui già ti trovavi. 

Le voci provenienti dalla stanza accanto si avviavano verso l’atrio e da lì sulla soglia della porta di casa, il bancario stava salutando la sua ospite. La corrente d’aria che filtrava attraverso la porta esterna, scivolando tra le fessure, stava accarezzando i piedi di Sinan, come se avesse voluto dire qualcosa. Sinan rimase nella stanza per un po’, aspettando che la ragazza se ne andasse. Al suono della porta esterna che si chiudeva, lasciò la stanza e andò sul balcone. Il suo coinquilino bancario si era acceso la sigaretta e stava guardando fuori, inalando il fumo senza guardare la faccia di Sinan. Sinan invece stava prendendo un respiro profondo, guardando il telefono che teneva in mano.

Il portone del palazzo si aprì ed Eda uscì con il suo cappotto rosso e il suo berretto rosso. Stava osservando gli uomini in piedi sul balcone. Il bancario stava salutando Eda e Sinan stava guardando il telefono che aveva in mano. Il bancario, guardando Eda: 

“Mi sono innamorato”. 

E Sinan, guardando il telefono che aveva in mano e il messaggio: 

“Anche io..” 

Entrambi gli uomini stavano guardando al loro futuro con occhi pieni di speranza.

Engin Akyürek

12 Replies to “A casa”

  1. Vado alla ricerca affannosa della sua personalità e del suo carattere, sia quando recita e ancor di più quando scrive. I personaggi li identifico con Engin. È successo anche stavolta; io non vedo Sinan vedo Engin Akyurek . Quindi poter leggere i suoi racconti tradotti , è una grande fortuna: Grazie Silvia 😘

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  2. Io non so più che dire quando devo parlare di Engin. Questo racconto che parla di una storia semplice, una storia che potrebbe essere la nostra storia, ma con tutto quel contesto che te la fa sembrare unica. Bravo Engin e brava Silvia e grazie Silvia🤍🤍

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  3. Innanzitutto devo fare i complimenti a Silvia Musuruca per aver tradotto cosi bene questo racconto di
    EnginAkyürek
    “A casa”
    Mentre lo leggevo tutto d’un fiato come capita sempre con i racconti di Engin le immagini mi scorrevano davanti agli occhi come se stessi vedendo un film alla tv. Engin con la sua bravura riesce a farti addentrare nei suoi pensieri nelle parole che scrive,nel suo mondo , regalandoti delle bellissime emozioni mentre leggi un suo racconto Grazie

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    1. E’ veramente brava Silvia. Qualche giorno fa la mia insegnante di turco, parlando di Engin (perchè ovviamente lei conosce questa mia insana passione 😄) mi ha detto che la scrittura di Engin è particolarmente difficile da tradurre, perchè lui usa termini ed espressioni non proprio facilissime.

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