Engin Akyürek, Kerim e le scene clou/1

Nel 2012 andava in onda l’ultima puntata di Fatmagül’ün Suçu Ne?  e cominciava il suo viaggio in giro per il mondo, conquistando un successo planetario e duraturo, tanto che ancora oggi, a dieci anni di distanza, non smettiamo di guardarla e di emozionarci.

Come, appunto, la sottoscritta.
Fatmagül’ün Suçu Ne? non vanta il record mio personale di rewatching, che spetta solidamente a Kara Para Aşk (di cui onestamente ho perso il conto) ma è tra le serie che occupano un posto speciale nella mia personalissima lista. Come spesso diciamo fra di noi appassionate di questo lavoro, è LA serie per eccellenza, che tutti dovrebbero vedere e amare, è la “tempesta perfetta”, per storia, tema, recitazione e una serie di fattori che rendono Fatmagül un capolavoro universale che vince barriere temporali, geografiche e  sociali.

Non saremo mai sufficientemente grate per l’invenzione delle piattaforme streaming, con cui siamo entrate nel mondo di Engin Akyürek (ma anche e soprattutto al lavoro paziente di chi dedica il suo tempo a tradurre e sottotitolare, mettendoci a disposizione questi capolavori); diversamente, almeno qui in Italia, non lo avremmo conosciuto, non avremmo potuto godere della sua Arte, non ci saremmo emozionate con i suoi personaggi, non ci saremmo conosciute e non sarebbero successe tante di quelle cose che ci riconducono a LUI…a questo “attore silenzioso”, come amo definirlo, che recita magistralmente con “poco”: uno sguardo, un’espressione, una breve frase e SBAAAAMM! ti arriva dentro squarciando muri, pregiudizi, convinzioni, stati d’animo…


Engin Akyürek è l’attore che ogni volta, in ogni suo lavoro, è in grado di ribaltare completamente l’idea che chi sta guardando ha cominciato a farsi a inizio serie. Se ci riflettiamo, il gioco del ribaltamento ricorre sempre nei suoi lavori, ciò che un personaggio è veramente nella sua essenza più autentica lo si scopre nel dipanarsi della storia, ed è sempre qualcosa di diverso, a volte opposto, sempre qualcosa in più, rispetto a come la sceneggiatura e la recitazione ce lo hanno mostrato agli inizi. Esemplari in tal senso sono Mustafa e Sancar Efe. Ma non solo loro. Anche Kerim in Fatmagül vive questa evoluzione: Engin ci accompagna nel percorso di crescita personale di Kerim, passando dal ragazzone apparentemente debole e sempliciotto che ci appare all’inizio, all’uomo maturo che diventerà, quando avrà imparato che il perdono prima ancora di essere richiesto occorre praticarlo, concederlo, perché, come dirà Fatmagül , il perdono è un dono che si fa a sé stessi prima che agli altri. Ma lo vedremo con calma.

Insomma, ho appena rivisto Fatmagül e come ogni volta mi ritrovo con una nuvola di emozioni e pensieri, che ho deciso di scrivere qui sul blog. Lo faccio come bisogno mio personale, immaginando di poterne parlare con lui che non leggerà mai questo blog (sigh!), con me stessa per fissare emozioni e stati d’animo e con voi amiche matte con cui ho l’onore di condividere questa passione. D’altronde il blog nasce proprio con questo intento, per essere lo spazio dove approfondire, riflettere e dirci quello che pensiamo di lui e dei suoi lavori.

Da oggi, allora, inauguro questo nuova rubrica, dedicata all’analisi di alcune scene clou con Engin Akyürek (secondo il mio personalissimo parere) e inizio a farlo proprio con Kerim. Un’analisi soggettiva, dunque, che forse vi troverà d’accordo o forse no. Sarà un viaggio lungo, se avrete voglia di seguirmi sarò qua, semmai se non lo avete ancora fatto registratevi sul sito per essere “avvisate” ogni volta che pubblicherò un post. Mi piacerebbe conoscere il vostro parere su questi miei “pensieri in libertà”, che non seguiranno un filo logico o narrativo, se non (forse) quello della sequenza delle puntate e quello sicuramente delle emozioni che alcune scene con Engin Akyürek in particolare mi hanno suscitato.

Dunque, partiamo dal Bölüm 1
La prima puntata scivola seguendo l’alternanza fra la vita semplice e sincera di Fatmagül e la vita falsa degli Yaşaran. La serie si presenta subito come un gioco degli specchi fra la vita, diversa, diversissima, di due famiglie: la famiglia Ketenci da una parte e la famiglia (e l’universo che le ruota attorno) Yaşaran.
La vita semplice, le effusioni innocenti fra due innamorati  – Fatmagül e Mustafa – con i loro sogni “puri”  da una parte e gli intrighi, le invidie, le tresche e gli imbrogli dei ricchi Yaşaran.
Fatmagül’ün Suçu Ne? si potrebbe considerare come un lavoro di critica al capitalismo, dipinto qui come una palude di acqua putrida che puzza dei suoi stessi miasmi. Una lotta di classe: da un lato i lavoratori della terra, gli artigiani (Kerim per scelta, nonostante la laurea è un fabbro, mestiere altamente simbolico, secondo me), la loro “ingenuità”, semplicità e sincerità e il rispetto che hanno per la Terra e la propria terra; dall’altra la spietatezza dei famelici Yaşaran che con lo sfruttamento, la menzogna e l’arrivismo hanno costruito il proprio impero nonchè codice di vita.

La differenza come valore
Nel mezzo, un’altra famiglia: una famiglia “diversa”, composta da un giovane bellissimo, Kerim, e da una donna di mezza età, Meryem, che la vita ha indotto a scegliersi come madre e figlio, come sorella maggiore – abla – e fratello. Due orfani di amore, legati da un rapporto non consanguineo, ma dal bisogno di aggrapparsi a qualcuno da amare, per continuare a respirare.
È la coppia di personaggi che farà la differenza, che sarà in grado con le loro scelte, col loro modo di stare al mondo, con la loro scala di valori e il loro amore, di dare un corso diverso a tutta la storia.

Kerim
Lui, Kerim, è un bravo ragazzo, un ragazzone bello, di buoni valori e buone maniere, legato alla sua abla e al suo “usta” Galip, gli unici veri affetti che danno un senso al suo rimanere in questa terra da cui non riesce a separarsi. Kerim è come Pinocchio, in fondo, che nel suo primo viaggio nel mondo degli adulti si imbatte ora nel Gatto con la Volpe, ora nel Mangiafuoco. La prima sequenza in cui ci viene presentato Kerim è significativa.

La macchina da presa ce lo svela lentamente: ce lo mostra di spalle, poi con un movimento rotatorio, ci mostra questo viso solare e pulito. È quasi un avvertimento: preparatevi, vi mostriamo qualcuno da scoprire lentamente.

Quello che vediamo è un ragazzo bello e semplice. Bello senza dubbio alcuno, anche se il top della bellezza la serie ce la riserverà, volutamente, in alcuni momenti della narrazione e in particolare nella seconda parte. È in aeroporto, con la vecchia macchina del maestro Galip, ad aspettare gli amici di infanzia, Vural e i due cugini Yasaran, che come ogni estate tornano per trascorrere le vacanze, questa volta con un motivo in più: il fidanzamento di Selim con Meltem Alagöz, figlia di un noto parlamentare. È un evento mondano ma anche politico. L’unione fra due famiglie ricche e importanti di cui tutti parlano, un matrimonio che gli Yaşaran colorano con la vernice dell’interesse e della speculazione: una legge (che il prossimo consuocero si spera aiuterà a far approvare) potrebbe cambiare i destini di quelle terre, un pezzo di paradiso incontaminato di cui godono gli abitanti di İzmir, lungo la bellissima costa del mar Egeo, per arricchire dunque le già pingui e mai sazie casse degli Yaşaran. In quelle terre baciate dalla Natura e della Bellezza, Meryem raccoglie le erbe tutti i giorni per gli intrugli con cui cura la sua comunità. Proprio lì, non a caso, proprio lei, non a caso, scoprirà Fatmagül mezza morta, stuprata selvaggiamente la notte prima.

L’incontro
Di questo episodio iniziato a tinte leggere e finito coi colori cupi della violenza e del dolore, salvo l’incontro fra Kerim e Fatmagül. È la scena che se vogliamo dà senso al prosieguo di tutta la storia. Kerim ne rimane affascinato, ricorda di averla già vista…anche lei rimane colpita (come scopriremo), ma la timidezza caratteriale, il pudore culturale, il fatto che sia già impegnata, le impediscono di farlo capire: solo un rossore appena appena accennato sulle guance fa intuire qualcosa a Kerim. Alla festa di fidanzamento Kerim torna alla carica quando la intravede, provando un approccio simpatico, come farebbe un ragazzo qualunque della sua età che vuol attaccare bottone. Arretra, però, immediatamente, capendo da quel “Fatmagül” che irrompe fuori campo che la ragazza è impegnata.

Tornando alla nostra scena…

..quel gioco sulle scale, accennato da tutti e due, quei sali e scendi,  quel ti blocco-ti lascio passare, a ricordare le pratiche di corteggiamento vecchie come il mondo…e poi…in un attimo… lo sguardo di LUI.

Io sarei rimasta incenerita.

Ci vediamo al prossimo Bölüm 😊

Ros

20 Replies to “Engin Akyürek, Kerim e le scene clou/1”

  1. Ros i tuoi pensieri in libertà si leggono che è una meraviglia. Scrivi così bene che è un piacere leggerti. Questa nuova rubrica mi piace e ti seguirò volentieri. Questa serie io l’ho vista solo una volta e però alla fine del tuo articolo mi è venuta voglia di rivederla. È un argomento molto doloroso che mi sconvolge sempre. La violenza sulle donne non l’accetto anche se qui si parla di violenza ma anche di amore e di rinascita. Aspetterò con piacere ulteriori tuoi pensieri liberi . 🌹

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  2. Un’analisi approfondita a tutto tondo la tua, cara Ros, che già dalla tua descrizione socio culturale delle puntate iniziali, ci introduce in una serie il cui tema drammatico e ancora prepotentemente attuale, come quello della violenza alle donne, viene toccato. Un grazie particolare quindi per il fatto che il tuo percorso seguirà pari pari una vicenda che ha avuto un compito educativo e di sensibilizzazione. Domani, 25 novembre, è la giornata mondiale contro la violenza alle donne. Grande il ruolo di Engine e Beren in questa serie che ci ha toccato il cuore ❤️

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  3. Bellissimo articolo che ci porta per l’ ennesima volta a riflettere su una serie che abbiamo amato e amiamo ogni volta che la guardiamo ,che ci emoziona ancora anche se ne conosciamo quasi a memoria i dettagli e grazie a te Ros e alle tue riflessioni scopriamo altri dettagli, seguirò i tuoi articoli sempre così interessanti dal quale traspare l’ ammirazione e la passione con cui segui EnginAkyürek proprio come una vera fan ‘ deve’ al suo idolo 😜 (voglio diventare come te una vera fan 😘)

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  4. Sono rimasta senza parole Questa prima puntata è descritta talmente bene che qualunque frase io possa scrivere risulta superflua e banale Aggiungo solo che, ogni lavoro di Engin Akyürek è sempre un capolavoro e Fatmagül è una di quelle serie che tutti dovrebbero vedere Grazie Ros attendo con impazienza il prossimo appuntamento con Kerim e Fatmagül ♥️

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