Engin Akyürek e Aslı Enver, una splendida intervista su Elle Turchia

Ecco la traduzione dell’intervista a Engin Akyürek e Aslı Enver per Elle Turchia (ottobre 2025) accompagnata da un carrellata di foto davvero meravigliose. Si respira rispetto reciproco e una bella armonia in questa coppia protagonista di Old Money, la nuova serie che sarà pubblicata su Netflix dal 10 ottobre, che ci lascia intravedere due personaggi molto più profondi di ciò che potrebbe apparire. Buona lettura!

UNO SHOOTING STUPENDO

I protagonisti di Enfes Bir Akşam.
In attesa della serie con Aslı Enver ed Engin Akyürek, abbiamo incontrato questa splendida coppia!
ELLE Ottobre 2025 INTERVISTA: MELDA NARMANLI ÇİMEN FOTO: LUCA MENEGHEL DIRETTORE MODA: ASLI ASİL

Mentre le storie del Bosforo scorrono da una riva all’altra, la linea invisibile che separa “old money” e “new money” trova eco nel cuore di due giovani.
La nuova serie di Netflix Turchia, Enfes Bir Akşam (Una splendida serata), mette in scena il silenzioso lusso dei piaceri ereditati di generazione in generazione e lo scontro con la velocità, l’ambizione e le ferite invisibili di una generazione che si è costruita da sé.
È un racconto non solo di classi, gusti e rituali differenti, ma anche di come due anime così diverse possano incontrarsi. Dietro l’apparente durezza, Osman cerca la pace con il proprio passato; Nihal, invece, resiste prendendo la vita con leggerezza.
Guardando la città dal mare insieme ad Aslı Enver ed Engin Akyürek, che danno loro voce e corpo, capiamo che possiamo essere distanti come le due sponde del Bosforo — ma a volte la verità più bruciante è che ci completiamo proprio attraverso le nostre differenze


Uno shooting stupendo

Entrate nella stagione autunnale con una nuova e ambiziosa serie Netflix, “Enfes Bir Akşam” (Una splendida serata). Potete raccontarci la trama e dirci che cosa vi ha colpito di più di questa storia? Qual è stato l’aspetto che vi ha attratto maggiormente alla prima lettura?
Aslı Enver: In “Enfes Bir Akşam” la cosa che mi ha colpito di più è stato l’incontro tra il vecchio e il nuovo denaro. Entrambi portano con sé un bagaglio; la distanza tra loro è molto evidente, ma allo stesso tempo crea una forte attrazione. Nihal mi ha colpito proprio in questo punto. Ho voluto interpretarla perché ha un tono molto leggero, luminoso. Nel periodo in cui ho letto la sceneggiatura, quella leggerezza mi ha fatto molto bene. Inoltre, la definizione di “relazione tossica” propria delle nuove generazioni appare molto chiaramente in questa storia. Mi sono chiesta che cosa potrebbe provare e vivere una persona sicura di sé, che cerca di vivere la vita con leggerezza, all’interno di una relazione di questo tipo. E per questo Nihal è stato il personaggio che mi ha attratta di più nella storia.

Engin Akyürek: Non è facile spiegare con un solo motivo ciò che mi ha attratto di più. È un progetto affascinante sotto molti punti di vista, innanzitutto perché affronta un tema estremamente attuale. Anche se il concetto di “old money” sembra essere entrato da poco nelle nostre vite, credo che tutti stiano iniziando a farsi un’idea a riguardo. Il modo in cui racconta il conflitto tra la vecchia e la nuova ricchezza in maniera contemporanea, la capacità di dare voce ai problemi dei personaggi in modo coinvolgente, senza mai risultare pesante, e per me l’emozione di interpretare un tipo di personaggio che non avevo mai interpretato prima: sono questi gli elementi che mi hanno conquistato. È stato fondamentale anche avere un buon regista, uno sceneggiatore e un produttore di successo.

Cosa potete dire dei personaggi Nihal e Osman, delle loro caratteristiche personali, dei loro percorsi di vita e delle emozioni che vi hanno trasmesso?
Engin Akyürek: Sono due personaggi molto diversi, provenienti da mondi differenti, ma che cercano di trovare posto nello stesso universo. Per comprenderli entrambi è necessario uno sforzo, un’attenzione autentica. Osman è un uomo che appare forte, che tenta di fuggire dai propri traumi, ma dentro di lui vive ancora un bambino in attesa di riconciliazione. Lo stesso vale per Nihal: anche lei ha dovuto essere sempre forte, restare in piedi da sola.

Intervista a Engin Akyürek e Aslı Enver per Elle Turchia

Aslı Enver: Nihal è un personaggio molto particolare. Ha un carattere testardo, non accetta mai di subire ingiustizie o di essere trattata da sciocca. A prima vista può sembrare che prenda la vita alla leggera, ma in realtà è il suo modo di affrontare le difficoltà.
Per questo mi sento vicina a Nihal, e in molti momenti le do perfino ragione. Mi ha ricordato un lato di me che avevo dimenticato: per questo sono riuscita a entrare in empatia con lei e ho interpretato il ruolo con grande piacere.

Nella serie ci sono molte battute dedicate al concetto di “old money”. Secondo voi si tratta solo di una ricchezza tramandata di generazione in generazione, oppure di una vera e propria cultura, un atteggiamento, uno stile di vita? In che modo questa differenza si riflette nei personaggi di Nihal e Osman? E guardando a loro, qual è per voi il contrasto più evidente tra “old money” e “new money”?
Aslı Enver: Nella serie questa contrapposizione è molto evidente, ma quando si osserva da vicino il concetto di old money si capisce che non riguarda solo il denaro. Come hai detto, è piuttosto una questione di cultura, di atteggiamento e di stile di vita. Il new money, invece, può emergere in modi diversi. Ad esempio, Osman è un personaggio che si è costruito da solo, una persona che è arrivata dove si trova grazie al proprio impegno. La differenza più marcata tra questi due mondi sta nel modo in cui reagiscono alla vita: quella cultura e quel patrimonio interiore cambiano radicalmente il loro modo di guardare il mondo e di interpretare ciò che accade.

Engin Akyürek: Il concetto di “old money” porta con sé una storia. Ciò che conta è quanto sei capace di portare avanti quella storia, quanto riesci a farla entrare nella tua vita. Osman, come rappresentante del nuovo denaro, non vuole collocarsi in un ruolo prestabilito: insieme alla sua famiglia ha affrontato una grande prova per superare questo limite. Il modo in cui i due personaggi si guardano con diffidenza rende questi concetti più visibili, più concreti ai nostri occhi. Mentre l’old money prosegue seguendo una storia già scritta, il nuovo denaro sta ancora cercando di scriverne una propria…


Da quanto abbiamo visto, Nihal e i suoi amici, rappresentanti della “vecchia ricchezza”, sembrano condurre una vita elegante, sofisticata e raffinata, ma anche legata alle abitudini e priva di sorprese. Secondo te sono felici? E per te, cosa significa davvero la felicità?
Aslı Enver: Non vedo Nihal come una classica ragazza old money. Pensa in modo diverso dagli altri, si comporta in modo diverso. C’è uno schema che le viene imposto, ma lei si ostina a non entrarci. È proprio questa sua ostinazione la cosa che amo di più in lei. Chi non la conosce, e la osserva da fuori o la sente parlare, non direbbe mai che appartiene al mondo dell’old money: c’è sempre in lei qualcosa di ribelle, di anticonformista. Quanto alla felicità… credo che sia qualcosa di profondamente personale. Non dipende dal passato della tua famiglia, né dalla tua situazione presente, ma da come guardi il mondo. Ci sono persone infelici, certo, ma anche tra loro c’è chi riesce a essere felice. Per me, la felicità coincide con la serenità. Se sono in pace, allora sono felice.

Rispetto a Nihal, Osman e la sua famiglia — rappresentanti del nuovo denaro — appaiono più ambiziosi, più laboriosi e dotati di una grande capacità di empatia. Allo stesso tempo, si percepisce in loro una sorta di desiderio interiore di accedere a piaceri più raffinati. Cosa rappresenta per questa famiglia vivere in uno yalı (*una villa affacciata sul Bosforo), salire su una barca di lusso e partire per una vacanza a Taormina? Avere tutto questo riuscirà a placare il loro disincanto verso la vita? E per te, quali elementi racchiudono l’idea di “successo” e di “soddisfazione” nella tua vita?
Engin Akyürek: In fondo, per lui è una motivazione di vita: un modo per affermare sé stesso, liberarsi dai traumi, dimenticare il passato e costruire un mondo nuovo. Non si è mai fermato, perché sente che se lo facesse tornerebbe indietro, rivivendo quel dolore. Il successo e la soddisfazione sono due dimensioni che si alimentano a vicenda, ma credo abbiano anche un lato profondamente psicologico. Tutti noi abbiamo bisogno di sentirci riconosciuti e di fare pace con il bambino che vive dentro di noi. Chi riesce a risolvere questi nodi in modo sano continua il proprio cammino senza legare il successo ai fattori esterni. Credo che la soddisfazione sia qualcosa di infinito, di inappagabile. Personalmente è un tema su cui lavoro, ma non so quanto ci riesca davvero: cercare di andare avanti senza dipendere da ciò che accade fuori, senza diventare prigionieri del bisogno di sentirsi soddisfatti. Anche se il successo professionale dipende inevitabilmente da elementi esterni, il modo in cui lo sentiamo resta dentro di noi. Se il viaggio prosegue, indipendentemente da tutto, allora per me quello è il vero successo.

Tra Nihal e Osman assistiamo sia a momenti di avvicinamento sia di scontro, tanto che Nihal, in una battuta, dice: “I litigi… sono la cosa che amo di più”. Secondo voi, nell’amore e nella passione devono esserci anche lotta, confronto, talvolta persino piccoli scontri? È proprio questa tensione a mantenere viva una relazione, o è invece la vera serenità a far crescere l’amore?
Aslı Enver: Secondo me, quando due persone si conoscono, è naturale che discutano, si ostinino, si punzecchino — e che in tutto questo trovino anche un certo piacere. In fondo, è così che una relazione trova la propria forma: nel dialogo, nella comunicazione. Naturalmente, questo non significa che tutto ciò che viene detto venga percepito allo stesso modo da entrambe le parti. L’importante è lo sforzo di incontrarsi a metà strada. Nihal e Osman, essendo entrambi piuttosto testardi, a volte finiscono per fraintendersi. Ma secondo me è proprio così che funziona l’amore. E quando con il tempo si trasforma in affetto, ciò che lo rafforza davvero è la serenità.

Engin Akyürek: La serenità è un traguardo, il punto d’approdo naturale di ogni relazione. Ma non sempre ciò che unisce due persone si può raccontare con parole fiabesche o ideali. Io credo questo: anche se vengono da mondi diversi o si scontrano, esiste una forza misteriosa che le attrae l’una verso l’altra. Cercare di spiegarla è come provare a descrivere, a parole, una scena d’amore che hai interpretato e in cui ti sei lasciato travolgere davvero. Il conflitto, le piccole schermaglie — finché non diventano lite o relazione tossica — sono una verità inevitabile in ogni rapporto.

Le riprese di “Enfes Bir Akşam” si sono svolte in palazzi, ville, uffici dai soffitti altissimi e persino sul Bosforo. Com’è stata questa esperienza dal vostro punto di vista?
Engin Akyürek: Istanbul è una delle città più belle del mondo. Ogni volta che la guardi, ti rivela un nuovo dettaglio. È una città magica… Essere in mare e avere davanti il Bosforo è stato un grande stimolo durante le riprese. In molti lavori ambientati sul Bosforo, il mare si vede solo da terra, da un’unica prospettiva. Qui invece è stato diverso: questa volta eravamo noi, dal mare, a guardare verso le ville e verso Istanbul.

Aslı Enver: Dal punto di vista visivo è stato ovviamente molto piacevole, ma a volte le condizioni erano davvero difficili. Abbiamo iniziato a girare le scene in mare proprio all’inizio dell’inverno e, per riuscirci, la troupe ha lavorato per sette settimane di fila. Volevamo sfruttare la luce più morbida e bella delle ore diurne, così abbiamo finito per lavorare fino all’alba, ogni notte. Tutte le scene erano in esterni notturni, e restare svegli per sette settimane non è stato affatto facile: è stato davvero impegnativo. Ma la motivazione del gruppo, l’allegria che ci univa e il fatto di non lavorare da tempo con una simile intensità mi hanno fatto benissimo.

C’è stata una scena particolarmente difficile da girare?
Aslı Enver: Non potrei indicare una scena in particolare, ma ciò che mi ha messo più alla prova sono state le condizioni meteorologiche. Dovevamo dare l’idea dell’estate, ma la stagione non è stata per nulla clemente con noi. In certi momenti non resistevo più al freddo e finivo per avvolgermi una sciarpa intorno al collo! All’inizio del progetto eravamo preparati con un look estivo, ma il clima reale era tutt’altra cosa. E se a questo si aggiungono le lunghe notti di lavoro e la mancanza di sonno, la fatica si è fatta sentire. A volte la situazione diventava persino ironica: Zeynep sul set con un minuscolo paio di shorts e io accanto a lei con una sciarpa e un enorme cappotto. Una scena che faceva sorridere, ma che racconta bene quanto sia stato impegnativo.

Engin Akyürek: Direi la scena sotto la pioggia. L’abbiamo girata in pieno inverno, e faceva davvero freddo.

Il fatto che le serie turche su Netflix raggiungano un pubblico mondiale e siano sempre più richieste ha anche un impatto positivo sul turismo. In “Enfes Bir Akşam” vediamo spesso le meravigliose bellezze di Istanbul. Secondo voi, in che modo Istanbul — e in particolare il Bosforo — contribuiscono alla storia, quasi come fossero un personaggio? E come descrivereste questa città agli spettatori stranieri?
Engin Akyürek: In realtà, Istanbul è la vera protagonista di questa serie. Senza la sua bellezza, la serie non esisterebbe. Paragono le due sponde del Bosforo a Osman e Nihal: sono molto diverse, ma non possono separarsi, e la presenza dell’una esalta la bellezza dell’altra. La storia che Istanbul racchiude dentro di sé, il suo unire Asia ed Europa, sembra raccontare esattamente ciò che sono i nostri personaggi.

Aslı Enver: Per chi vive a Istanbul, girare di fronte al Bosforo è stata un’esperienza davvero speciale. A volte aprivo la finestra e respiravo profondamente, oppure guardavo fuori come se mi affacciassi sul mio giardino. In quei momenti vedevo le mura proprio davanti alla mia stanza e ricordo di essermi persa spesso in quella vista. Il panorama era semplicemente mozzafiato. Se ha suscitato questo effetto in me, immagino quanto possa essere ancora più suggestivo per chi vedrà Istanbul per la prima volta. In fondo, come dicevi, Istanbul in questa serie è quasi un personaggio a sé.

Nella serie, Nihal e Osman lavorano alla costruzione di un motoscafo, e si intuisce la loro passione per il mare. Cosa rappresentano per voi il mare, le onde, l’immersione e la vita in barca? Che sensazione dà trovarsi in mezzo al mare?
Aslı Enver: In realtà, per me è una situazione un po’ ironica. Ho sempre avuto un certo timore del mare: non amo stare in acque troppo profonde, restarci a lungo o nuotare troppo. Sono più il tipo che si immerge e poi riemerge. Per questo non mi considero una persona che capisca davvero lo spirito del mare. Anzi, per me il mare evoca soprattutto calma e solitudine.

Engin Akyürek: Per me il mare è una scoperta. Da tempo pratico immersioni, e lo paragono alla sensazione di esplorare le stelle nel cielo…

Da “Yabancı Damat” a “Kara Para Aşk” e “Adım Farah”, il pubblico che ti segue da anni ha visto di volta in volta volti diversi nei personaggi che hai interpretato. I ruoli e i caratteri erano sempre molto differenti tra loro. Guardandoti oggi, come ti ha cambiato questo percorso? Che cosa hai imparato di più da questo viaggio, come uomo e come persona?
Engin Akyürek: In realtà sono cresciuto insieme ai personaggi che ho interpretato. Sì, è stato un viaggio. Da ognuno di loro ho imparato qualcosa. Se cerchi di vivere questo mestiere in modo autentico, la recitazione diventa parte della tua vita. Ti insegna a essere più umano, a sviluppare empatia e a percepire con maggiore intensità il tuo viaggio interiore.

Aslı, sei entrata in questo settore a soli diciotto anni. Se potessi tornare indietro nel tempo, cosa diresti oggi a quella ragazza di allora? E come ti ha trasformata questo percorso — non solo come attrice, ma anche come donna?
Aslı Enver: Se potessi entrare nel tunnel del tempo e parlare alla me stessa diciottenne, le direi — proprio come dice Nihal — “continua a giocare”. Qualunque cosa la vita ti metta davanti, non rinunciare mai alla disciplina, al rispetto per il tuo lavoro, all’amore e all’entusiasmo. Perché sono proprio queste le cose che ti terranno in piedi e ti daranno ogni volta nuova motivazione. Ho messo piede su un set molto giovane, a diciotto anni, e in un certo senso sono cresciuta davanti allo schermo. Il mio spirito bambina è ancora con me: riesco ancora a emozionarmi in ogni scena. Questo è il luogo che più di ogni altro mi rende felice, dove mi sento davvero me stessa. In questo viaggio dall’infanzia alla femminilità, posso dirmi che sono fortunata: fortunata ad avere ancora uno spazio dove posso continuare a giocare.

È la prima volta che lavorate insieme? Come vi descrivereste l’uno come partner dell’altro? E durante il primo giorno di riprese, che cosa vi ha sorpreso di più a vicenda?
Engin Akyürek: Sì, è la prima volta che lavoriamo insieme. Sono stato davvero felice di conoscere Aslı come persona e di condividere con lei questo progetto come attore. Anche se siamo molto diversi per carattere, posso dire che guardiamo al mestiere e al set dallo stesso punto di vista.

Aslı Enver: Anche se lavoriamo nello stesso settore da molti anni, è la prima volta che io ed Engin ci ritroviamo nello stesso progetto. Engin è un attore molto appassionato, disciplinato e generoso sul set: ama il gioco di squadra, e anch’io mi diverto sempre a lavorare con chi sa condividere la scena. È molto legato al suo personaggio e fa sempre del suo meglio per il bene del progetto. Il primo giorno di riprese non mi ha sorpreso, perché prima di iniziare avevamo già fatto insieme delle letture e provato un po’ i ruoli, e questo mi aveva dato modo di conoscerlo meglio. Per questo, sul set non ci sono state sorprese — al contrario, ci siamo trovati subito in sintonia. Engin è stato davvero un partner eccezionale per me.

Aslı, tu sei del Toro; Engin, tu della Bilancia. Entrambi siete governati da Venere, il pianeta dell’amore, della bellezza e dell’estetica. Sul set prestavate più attenzione ai dettagli estetici e alle emozioni? E in che modo pensate di aver portato questa energia nel progetto?
Aslı Enver: Bisognerebbe chiederlo a un astrologo 🙂 La bellezza e l’estetica erano aspetti fondamentali per questo progetto. Se siamo riusciti a contribuire a renderlo più bello, allora ne siamo davvero felici.

Engin Akyürek: L’astrologia è un campo che non conosco molto bene, ma la tua domanda mi fa venire in mente qualcosa: forse il fatto che ci trovassimo così bene sul set dipende proprio da questo. Grazie, Venere…

Sembra che entrambi preferiate una vita lontana dai riflettori. Siete persone casalinghe? Che cosa vi rende felici, al di là del lavoro?
Engin Akyürek: Amo la mia casa, ma amo anche la strada. Mi piace il senso di comunità che si respira nel quartiere, la sensazione di essere fuori, in movimento. Dopo la pandemia, il mio rapporto con tutto questo è cambiato: da qualche anno passo più tempo a casa, ormai è diventata un’abitudine. Mi piace immergermi, fare immersioni. E quando ho in mente una storia, mi rilassa molto sedermi da qualche parte, restare in silenzio e pensarci.

Aslı Enver: Sono una persona molto legata alla casa. Amo trascorrere il tempo tra le mie cose e con le persone a cui voglio bene. La casa è davvero il luogo in cui sono più felice, dove mi sento più me stessa, perciò non sento il bisogno di uscire spesso. Ma fuori dal lavoro mi piacciono molto i viaggi brevi: preferisco le fughe del fine settimana ai lunghi spostamenti. A volte partiamo per una sola notte ad Assos e torniamo il giorno dopo — e mi piace moltissimo. Adoro guidare, soprattutto nei viaggi lunghi, e stare nella natura mi fa stare bene. Certo, mi piace anche socializzare, ma siccome a casa mia sto così bene, mi basta condividere il tempo con le persone più vicine a me.

Dopo essere diventata mamma, hai detto: “Dedico tutto il mio tempo a Elay. La mia vita è cambiata radicalmente.” Ci racconti cosa è cambiato, sia nel tuo mondo interiore sia nella tua routine quotidiana?
Aslı Enver: Avevo fatto una promessa a me stessa: fino ai due anni di Elay non avrei accettato lavori nel mainstream. È un ambito che richiede moltissimo tempo e un’attenzione quasi materna, e sono felice di essere riuscita a mantenere quella promessa. Naturalmente, dopo essere diventata madre, la mia vita è cambiata dalle fondamenta. Sono diventata mamma in un’età bellissima, a quarant’anni, e mi sto godendo ogni momento. Trascorro ancora tutto il tempo libero con Elay. Ora che sta cominciando a diventare più indipendente, abbiamo anche dei piccoli programmi separati: mentre lei va al parco, io sbrigo qualche impegno, poi ci ritroviamo a casa e continuiamo la giornata insieme. Questo processo di separazione, sano e naturale, mi piace molto. Nella mia routine quotidiana la cosa che è cambiata di più è il sonno: ora mi sveglio con Elay alle sette e mezza e la giornata scorre seguendo i suoi ritmi. Già questo, di per sé, è un altro tipo di vita. Prima, se non lavoravo, mi alzavo quando volevo; ora non è più così. C’è una piccola persona e tutto si organizza intorno alle sue esigenze. Da fuori può sembrare che questo abbia stravolto la mia routine, ma in realtà l’ha resa più ordinata. Adesso la mia vita è molto più regolare e prevedibile. Per quarant’anni ho vissuto in modo libero, viaggiando e divertendomi, e ora mi godo questa nuova fase più pianificata, che mi fa stare davvero bene. Dal punto di vista emotivo… non credo che esista nulla che potrei amare di più. Essere madre è un sentimento impossibile da descrivere: lo capisci solo vivendolo.

Anni fa avevo letto un’intervista in cui parlavi della nostalgia per le feste di un tempo, i rapporti sinceri e la cultura di quartiere nella sua forma più autentica e calorosa. Oggi, con l’aumento della digitalizzazione, della dipendenza dagli schermi e dell’individualismo, cosa ti fa provare la direzione che sta prendendo il mondo? E in che modo questa memoria si riflette nei personaggi che interpreti?
Engin Akyürek: In realtà non è un elogio del passato, ma un modo per custodire i ricordi e le storie. Non possiamo negare le esigenze del nostro tempo, ma possiamo scegliere come collocarci come esseri umani. Credo che questo sia, più di ogni altra cosa, un tema letterario e filosofico. Le strade, la luce, i toni che si riflettono sugli schermi dei nostri telefoni… tutto questo cambia anche il modo in cui raccontiamo e interpretiamo i personaggi.

In “Enfes Bir Akşam” si percepisce anche il bambino nascosto dentro di noi e l’importanza di quella sensazione di innocenza. Cosa rappresenta per te questo sentimento?
Engin Akyürek: Se l’innocenza non fosse destinata a perdersi, non avremmo neppure bisogno di questa parola. Cercare di proteggerla può sembrare uno sforzo umano e infantile, ma a volte finisce per alimentare le nostre paure e farci andare avanti con un senso di colpa. Credo che qui ci sia un punto essenziale: l’innocenza può perdersi, sì, ma riusciamo a continuare a vivere in pace con la nostra infanzia e con i nostri ricordi? Penso che sia questo, in fondo, ciò che conta davvero.

Sappiamo che sei cresciuta a Londra e che hai imparato il turco piuttosto tardi. Guardando alla tua dizione e al tuo lessico, viene spontaneo chiedersi come tu sia riuscita a migliorare così rapidamente. È stato difficile? E in generale, riesci a portare a termine ogni obiettivo che ti prefiggi con la stessa determinazione?
Aslı Enver: Poiché la mia famiglia è turca, avevo già una certa familiarità con la lingua. Anche se non mi capivano sempre, riuscivo comunque a parlare turco. Quando siamo venuti qui, avevo dodici anni, e la lingua è arrivata da sé. Non posso dire di aver fatto uno sforzo particolare: forse, siccome sono una persona che parla molto, tutto si è risolto proprio così, parlando. Non so se riesco sempre a fare tutto ciò che mi metto in testa, ma una cosa la so: mi impegno. Se desidero fare qualcosa, studio, mi applico, faccio tutto il possibile. Non ho la certezza di riuscirci, ma ci provo sempre.

Hai pubblicato anni fa un libro intitolato Sessizlik (Silenzio), una raccolta di 21 racconti brevi. Hai mai pensato di trasformare uno di quei racconti in una serie o in un film? Gli anni trascorsi da allora ti hanno ispirato nuove storie? C’è un altro libro all’orizzonte?
Engin Akyürek: Nel 2023 ho pubblicato un secondo libro di racconti, intitolato Zamansız (Senza tempo). Il mio viaggio nella scrittura continua, e in realtà mi piacerebbe pubblicare un nuovo libro a breve. Alcuni dei miei racconti li ho scritti fin dall’inizio come soggetti cinematografici. In Sessizlik, ad esempio, i racconti Merhaba (Ciao) e Bi Gece (Una notte) erano già pensati come storie per un film.

L’empatia è una qualità fondamentale per chi recita, ma nella vita reale un eccesso di empatia può essere faticoso, perfino logorante. Vi capita mai?
Engin Akyürek: L’empatia è un sentimento che può essere difficile da gestire, ma in fondo è ciò che più ci rende umani. Sto ancora imparando a conviverci. Se la lasci andare, l’empatia è qualcosa di infinito — come il comprendere, come il sentire. All’improvviso ti ritrovi a portare dentro di te il dolore di chi conosci e di chi non conosci, e questo è stancante. Credo che l’empatia sana sia quella capace di restare nella realtà.

Aslı Enver: A volte sì, mi logora. Mi capita di guardare così tanto dal punto di vista dell’altro che finisco per essere ingiusta con me stessa. Ma non lo considero un difetto. Quando esagero, me ne accorgo subito e riesco a fermarmi, senza farmi troppo male. Per questo non la vedo come un problema. Anzi, credo che vedere le cose da due — o da più — prospettive diverse arricchisca. Ti fa capire che non tutto è come pensi tu. È per questo che mi piace questa mia caratteristica, e penso anche che nel mio lavoro mi sia molto utile.

Intervista a Engin Akyürek e Aslı Enver per Elle Turchia


Tornando a Nihal e Osman: due giovani cresciuti in condizioni di vita così diverse riescono davvero a provare empatia l’uno per l’altra?
Aslı Enver: Secondo me no, non ci riescono. Entrambi sono troppo legati alle proprie convinzioni. E, a dire la verità, non credo nemmeno che vadano in terapia! Per questo valutano tutto solo dal proprio punto di vista. Ma credo anche che, perché la storia possa scorrere, debba essere proprio così.

Engin Akyürek: Ci sono molte cose che impediscono loro di provare empatia: le loro storie, le origini, i pregiudizi. E in fondo nemmeno come spettatori ci aspettiamo che riescano a capirsi subito, non sarebbe realistico. Ma quello che vediamo è che, rispetto a molte persone capaci di empatia, tra loro c’è una passione molto più forte.

Come vediamo anche nel rapporto tra Nihal e Osman, nella vita non tutto va come vorremmo: a volte basta un attimo perché tutto cambi. Quando qualcosa non va secondo i tuoi piani, come reagisci? Cerchi di controllare la situazione o ti affidi al flusso degli eventi?
Engin Akyürek: Sto ancora imparando anche questo. Ma è un tentativo inutile: possiamo controllare pochissime cose. Credo che l’illusione del controllo sia quasi una malattia. L’hai detto bene: fidarsi del flusso… Non è facile, ma io preferisco lasciarmi trasportare.

Aslı Enver: C’è un detto che amo molto: “La vita è ciò che ti accade mentre sei impegnato a fare altri progetti.” È esattamente così che vedo le cose. Nulla è certo: tutto può succedere, in qualsiasi momento. Per questo tendo a lasciarmi portare dal flusso. Faccio il mio dovere, mi assumo le mie responsabilità, ma alla fine della giornata ciò che deve accadere accade, e ciò che non deve accadere non accade. Non mi ostino troppo: sono una persona che accetta le cose, e questo mi fa vivere più serenamente.

Prendete le vostre decisioni d’istinto o dopo averci riflettuto a lungo? Vi fidate del vostro intuito?
Aslı Enver: In realtà dipende molto dal momento. A volte agisco d’istinto, altre volte rifletto a lungo. Non posso dire di essere sempre coerente, perché ci sono state volte in cui ho sentito che l’istinto mi aveva ingannata. Ma anche quando mi sono affidata alla logica, ho scoperto di aver sbagliato. Quindi direi che è una questione di circostanze. In ogni caso, se una cosa mi convince fino in fondo, la faccio.

Engin Akyürek: Non so se qualcuno possa davvero rispondere con chiarezza a questa domanda. Le decisioni che prendo d’istinto finiscono sempre per coinvolgere la mente, e quelle che prendo con la mente si intrecciano con le emozioni. Non sono mai riuscito a capirlo del tutto.

Vorrei guardare allo stile di vita “Old money” anche dal punto di vista della moda. Nella serie, Osman pur essendo un nuovo ricco ha uno stile che potremmo definire di “lusso discreto”. Nihal, invece, incarna un’eleganza “disinvolta, naturalmente chic”. Come definireste il vostro stile personale?
Engin Akyürek: “Senza sforzo” suona bene, posso dire che il mio stile è semplice e comodo.

Aslı Enver: Non fingerò di essere un’esperta di moda; ho i miei gusti personali che seguo per vestirmi. Nei miei progetti non mi occupo dei costumi. Se non mi stanno bene e non limitano il mio ruolo, preferisco lasciare il lavoro nelle mani dei colleghi che si occupano di costumi e styling. In realtà, i costumi mi aiutano molto a dare vita al personaggio. Perché lo spirito di una donna vestita con abiti succinti è completamente diverso da quello di una donna che indossa stivali da cowboy… I costumi ti danno una postura, un atteggiamento. Per questo mi piace sfruttarli.

Il termine “old money” viene spesso confuso con la ricchezza, ma in realtà non è proprio così; si tratta piuttosto di una cultura e di uno stile di vita. Quali sono le cose che nella vostra vita definite “il mio più grande piacere”?
Aslı Enver: Inizio col dire che non sono una persona con un profilo ‘old money’. Il mio più grande piacere nella vita è probabilmente mangiare bene. Non so se questo sia legato al fatto che sono del segno del Toro o se sia una motivazione puramente interiore, ma mi piace molto mangiare cose buone in posti belli. Un’altra mia passione sono le belle case… Adoro guardare le belle case, visitarle e persino viverci. L’interior design, la decorazione e i mobili ben progettati mi hanno sempre interessato. Nel tempo libero mi capita spesso di visitare negozi di arredamento. Mentre all’estero la gente va nelle boutique o nei centri commerciali, io vado nei negozi di design. Non sono un’esperta di moda, ma credo di avere un buon occhio per l’architettura e la decorazione.

Engin Akyürek: Essere sott’acqua…

In un’epoca in cui i social media danno così tanta importanza all’apparire e all’esibirsi, quanto è possibile uno stile di vita “silenzioso” tipo “old money” ?
Engin Akyürek: È possibile, purché non lo si indossi come una maschera. D’altra parte, questo modo di vivere deve essere in sintonia con la propria anima, altrimenti, qualunque cosa si faccia, apparirà forzata.

Quando parliamo di “old money”, in realtà entrano in gioco l’appartenenza, le radici, le tradizioni. Quanto sei legata a questo tipo di tradizioni nella tua vita?
Aslı Enver: Non sono una persona molto tradizionalista. Mi hai chiesto del legame con le radici… A dire la verità, mi sento un po’ sradicata. Probabilmente questo ha a che fare con il fatto che ho trascorso l’infanzia e l’adolescenza in altri Paesi. Forse è proprio per questo che sono così affascinata dalle case: potrebbe essere il riflesso del mio desiderio di mettere radici.

Si dice che il lusso più grande nella vita sia in realtà il “tempo” e la “pace”. Secondo voi, quale valore ci rende più poveri quando lo perdiamo? Qual è la cosa più importante per voi?
Engin Akyürek: Il tempo è qualcosa che non possiamo trattenere. Non ho ancora incontrato nessuno capace di usarlo bene, senza rimpianti. Più cerchiamo di dargli un senso, più diventiamo inquieti. Il tempo racchiude molte cose: la morte, il passato, ciò che non siamo riusciti a fare… Ma se manca la pace interiore, tutto ciò di cui parliamo cade nel vuoto.

Aslı Enver: Per me la cosa più importante è probabilmente la serenità interiore… Mi è capitato spesso di lamentarmi della mancanza di tempo, ma sentirmi inquieta mi logora molto. Quando c’è serenità, le cose vanno per il verso giusto, tutto scorre naturalmente. Quindi per me la risposta è chiara: la serenità interiore.

Nella serie, Nihal dice a Osman: “Dimmi una cosa vera che non hai mai detto a nessuno finora”; voi ci direste una cosa vera su voi stessi che non avete mai detto a nessuno, come Aslı ed Engin?
Asli Enver: Vi dirò non una, ma due cose! In realtà, le battute migliori mi vengono sempre in mente all’alba, quando non riesco a dormire — e poi le dimentico. E… non sono così misteriosa come sembro.

Engin Akyürek: Non mi interessa più nulla di ciò che un tempo mi toglieva il gusto delle cose…




*Nota di Ros

L’ultima risposta di Engin Akyürek — “Non mi interessa più nulla di ciò che un tempo mi toglieva il gusto delle cose…” — chiude l’intervista con un tono di quieta consapevolezza. In turco, quell’espressione (tadı kaçmak) significa letteralmente “perdere il gusto”, ma porta con sé un significato più profondo: il distacco da ciò che intorbidisce l’anima. È una frase che risuona nel linguaggio quotidiano e digitale della Turchia contemporanea, dove la ricerca di huzur (serenità) e dinginlik (calma interiore) è diventata un vero e proprio orizzonte culturale. Letta nel contesto di tutte le sue risposte, rivela qualcosa di più: una filosofia personale fatta di misura, empatia e accettazione, di domande più che di certezze. In Engin Akyürek, l’attore e lo scrittore si incontrano proprio qui — nella capacità di guardare dentro, di interrogare la complessità delle cose senza mai semplificarle. Come se ogni pensiero fosse una piccola immersione nel proprio mare interiore.

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1 Comment

  1. Grazie per la traduzione

Ros

Giornalista freelance, ghostwriter, content editor, sommelier, mi occupo di uffici stampa e comunicazione. Scrivo, leggo, ascolto musica, divoro film e serie tv. Soprattutto turche. Soprattutto con Engin Akyürek. Il mio sogno? Intervistarlo

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