Traduzione italiana di Anlatıcı Sohbetleri, parte 4 della conversazione con Burak Tamdoğan
La quarta parte di Anlatıcı Sohbetleri riparte dalla recitazione, ma il discorso si sposta subito oltre il mestiere dell’attore. Il punto non è soltanto interpretare un personaggio. È capire che cosa accade quando un corpo, una voce, uno sguardo entrano dentro parole scritte da altri. L’attore non esegue semplicemente: immagina, completa, dà forma. In qualche modo, aggiunge racconto al racconto.
È qui che la conversazione tocca uno dei suoi nodi più interessanti: la continuità profonda tra scrivere, recitare e leggere. Tre gesti diversi, ma legati alla stessa fame di senso.
Per Engin Akyürek, la letteratura non è uno sfondo colto, né un ornamento del discorso. È un luogo di formazione interiore. I personaggi letti restano dentro, anche quando sembrano dimenticati. Continuano a lavorare in silenzio, a dare forma allo sguardo, al carattere, al modo in cui si abita una storia.
Forse, allora, “narratore” significa proprio questo: qualcuno che non racconta soltanto, ma che prima lascia entrare le storie dentro di sé, fino a farle diventare parte del proprio modo di guardare il mondo.
BURAK
Bene, adesso torniamo un po’ alla recitazione. Anche quella è un’avventura narrativa. Certo, lì interpreti qualcosa che è stato scritto da qualcun altro. Però tu sei anche un uomo che scrive; tra l’altro ci sono lavori che hai scritto, che sono stati trasformati in sceneggiatura e che poi hai anche interpretato.
In questo senso, quando leggi una sceneggiatura, ormai la leggi anche come uno che scrive. Ma quando reciti, ci scrivi sopra. Perché, qualunque cosa tu faccia, nel momento in cui dai carne e ossa a quel personaggio, con il sostegno della regia, lui comincia ad andare verso un luogo diverso da ciò che era scritto.
Naturalmente cerchi, in qualche modo, di capire l’intenzione dell’autore e di procedere da lì. Però anche lì riscrivi. In generale, nei tuoi racconti tieni i personaggi a una certa distanza; nella recitazione, invece, i personaggi sono a distanza zero. Almeno questa è la mia impressione.
Certo, da attore puoi anche stabilire con loro una distanza. Però il punto comune è che, in entrambi i casi, ti avvicini ai personaggi con molta ironia, cerchi di divertirti con loro.
ENGİN
Sì, questo ha un po’ a che fare con il mio modo di guardare la vita. E tu puoi farmi questa domanda con molta tranquillità proprio perché mi conosci, perché sai.
Sì, amo quella questione dell’ironia nella vita. Il fatto che piangiamo dove dovremmo ridere, e ridiamo dove dovremmo piangere. Amo la mutevolezza di ciò che chiamiamo sentimento, e anche quella confusione che sta dentro le situazioni della vita. Diventa qualcosa di significativo. Mi piace leggere la vita anche così, percepirla un po’ da un punto di vista ironico.
BURAK
Il sapore viene anche da lì.
ENGİN
Sì, c’è anche lì un sapore. Secondo me la vita non è soltanto bianco e nero. In mezzo ci sono così tanti colori, così tante cose. E poi naturalmente c’è anche questo: scrivere… Anche tu sei uno che scrive e sei un attore. Scrivere e recitare non sono cose così diverse. Per esempio, quando è uscito il mio primo libro, mi sono reso conto che in Turchia, forse nel mondo del teatro, nel mondo del cinema, per strada, in generale, le aspettative nei confronti degli attori non erano poi così alte.
Però poi, pensandoci, in realtà la recitazione porta già dentro tutto questo. Non lo dico per dare un significato particolare alla recitazione o per collocarla in un posto speciale. Eppure un attore, a tutti gli effetti, può scrivere qualcosa. Può creare, può produrre. Un attore può farsi carico anche di una questione che, apparentemente, non sarebbe affar suo. Può avere curiosità intellettuali.
Del resto, il mestiere che facciamo è un mestiere fondato sulla lettura. Dal momento in cui scegli di fare questo lavoro, la cosa che devi fare di più è leggere.
BURAK
Ed è questa la cosa meno conosciuta: che bisogna leggere.
ENGİN
Quando non leggi, come attore cominci un po’ a restare fuori da questo mestiere. E poi, nel percorso di creazione di un personaggio, anche tu, attore, crei un personaggio. In qualche modo lo scrivi. Lo sceneggiatore pensa qualcosa, il regista immagina qualcosa, e tu, come attore, immagini a tua volta qualcosa. Tre persone si incontrano, tre elementi fondamentali si uniscono, e da lì nasce un personaggio.
In fondo, l’attore è già di per sé un narratore. È già qualcuno che deve scrivere qualcosa. Che tu lo scriva o no in senso letterario, che tu scriva racconti oppure no, nella propria immaginazione l’attore scrive già. Costruisce già qualcosa.
Secondo me, in questo senso, dalla recitazione non ci si è aspettati molto. Me ne sono reso conto quando è uscito il mio primo libro. Lì mi sono confrontato con questa cosa. Dicevano: “Un attore pubblica un libro?” Naturalmente, quando sei un attore di serie televisive, viene fuori qualcosa del tipo: “Che bisogno c’era?”, “Perché ha fatto una cosa del genere?”, “Ah, ha scritto un libro?”
Non saprei indicare un episodio preciso, ma ho percepito qualcosa del genere. Come se ci si chiedesse: che cosa c’entra la recitazione con la pubblicazione di un libro di racconti?
BURAK
Che bisogno ne avevi?
ENGİN
Sì, esatto. E invece condividono tutte una stessa appartenenza e si toccano molto più di quanto sembri. Sono i protagonisti principali di quella parola che tu hai messo sotto un unico titolo: “narratore”.
Scrivere e recitare non sono due cose così diverse. Non è necessario prendere carta e penna e scrivere qualcosa. Se, attraverso il personaggio che interpreti, riesci a renderlo tridimensionale, se riesci davvero a raccontarlo, allora hai già scritto qualcosa. Però questo devi scriverlo tu. Ti appartiene, come attore. Devi completarlo nella tua testa, devi collocarlo da qualche parte. Per questo penso che scrittura e recitazione siano profondamente legate.
BURAK
E la lettura.
ENGİN
La lettura, certo.
Non lo so… senza leggere, la possibilità che tutto questo accada è già molto difficile. E se accade, forse accade un po’ per fortuna. Oppure, non so, bisogna restare a girare dentro un cerchio molto piccolo, molto limitato.
Perché leggendo, leggendo, leggendo, conoscendo personaggi diversi, personaggi scritti da menti diverse, entrando nel loro mondo immaginario…in realtà tutti i personaggi dei romanzi che ho letto sono miei amici.
Con loro abbiamo attraversato luoghi, abbiamo camminato, abbiamo conversato. Molti di loro non li ricordo nemmeno. Quei libri stanno da qualche parte nella nostra libreria. Però, se me lo chiedi, loro stanno da qualche parte. Esistono da qualche parte.
Ti arricchiscono. Nel tuo momento peggiore, nel tuo momento più disperato, ti ricordano qualcosa. Aggiungono qualcosa al tuo mondo emotivo. Dai romanzi possiamo imparare moltissimo. Da un buon romanzo possiamo imparare moltissimo. Per questo torno all’inizio, anzi alla domanda iniziale.
Il motivo per cui, parlando di letteratura, mi definisco con una certa cautela nasce anche dal rispetto che provo. Ci sono grandissimi scrittori. Nella nostra letteratura e nella letteratura mondiale. Abbiamo letto cose molto belle e dobbiamo loro moltissimo, nel nostro mondo emotivo.
Per fortuna, attraverso la nostra immaginazione, siamo entrati in sentimenti così, in luoghi che nella vita non avremmo potuto abitare. Quegli scrittori ci hanno fatto vivere quei sentimenti, ci hanno fatto camminare in quelle strade. Io li ho vissuti così, dentro la mia immaginazione. Li ho imparati lì.Ma stanno da qualche parte.
Molti li ho dimenticati. Per molti di loro sono passati anni dall’ultima volta in cui li ho letti. Forse molti non erano nemmeno esattamente così. Però so che stanno da qualche parte e che sussurrano qualcosa.
Se loro non ci fossero stati, penso che io non sarei davvero l’Engin di oggi.
Per questo, quanto più quei personaggi, quanto più la buona letteratura entrano dentro di noi, dentro il nostro mondo, tanto più penso che possiamo diventare persone migliori — e non voglio chiudere la frase in modo troppo didattico — o comunque arrivare in un luogo in cui possiamo conoscere meglio noi stessi.
Anche il viaggio dell’uomo verso la conoscenza di sé comincia un po’ da qui. Non possiamo conoscere noi stessi all’improvviso. Non diventiamo persone straordinarie all’improvviso. Non arriviamo di colpo a quel punto. Anche il viaggio passa da qui. Per questo penso che la letteratura sia uno dei punti più importanti.
BURAK
Forse, conoscendo gli altri, conosciamo noi stessi e poi riusciamo a metterci al loro posto.
ENGİN
E poi loro diventano nostri amici. Quegli eroi, tutti quei personaggi dei grandi romanzi, stanno da qualche parte dentro di noi. Da qualche parte, in qualche punto di noi. E resteranno lì finché moriremo. Perché hanno toccato una parte di noi e hanno dato forma al nostro carattere. Per questo la letteratura è molto importante.
Nella vita possiamo rinunciare a molte cose, ma non alla lettura e alla letteratura.
La quarta parte si chiude qui, con la lettura e la letteratura come luoghi irrinunciabili di formazione, immaginazione e conoscenza di sé. Subito dopo, Burak cambia leggermente registro e apre una domanda più curiosa, quasi da “magazine letterario”: i personaggi scritti da Engin hanno mai incontrato, nella vita o nella recitazione, volti capaci di somigliargli? Continua nella quinta parte.
