Sancar Efe, rabbia selvaggia

Con due mogli in casa: una vera sposa sposata agli occhi di Dio, testimoni e il suo stesso cuore, e l’altra con cui si è sposato pubblicamente su insistenza di sua madre, Sancar è un uomo preso tra la chiamata del suo cuore e i suoi obblighi morali. È una posizione non invidiabile e l’unico che lo ha costantemente avvertito è il suo amico d’infanzia e suo fratello d’armi, Kavruk Ömer, interpretato da un talentuoso Edip Tepeli.

Con i suoi occhi sognanti e la sua poesia enigmatica, Kavruk appartiene a una lunga legione di personaggi letterari popolari, poiché rappresenta la verità, la propria coscienza e continua ad esprimere la sua opinione. Abituato con grande effetto drammatico da Shakespeare nella sua tragedia “King Lear”, lo sciocco come è noto è ironicamente il più saggio degli uomini. “Guarda meglio Lear”, consiglia mentre il re tratta il figlio prediletto con grande ingiustizia. Allo stesso modo, la voce poetica di Kavruk continua ad avvertire Sancar fino al punto di essere offeso mentre profetizza un agghiacciante avvertimento che “il suo matrimonio diventerà il suo funerale”.

Vediamo che le sue parole diventano realtà prima del previsto quando Sancar cerca di gestire la situazione. Certo, la sua rabbia incontrollata lo afferra come ha fatto in passato, nonostante il desiderio di toccare e abbracciare la sua amata perduta. Il breve sguardo o il contatto con Nare sembra abbastanza doloroso da distruggere qualsiasi traccia di comportamento “civilizzato” e Sancar ripete la sua azione passata espellendola senza tante cerimonie da casa sua insieme a sua figlia. Tuttavia, si pente quasi immediatamente e chiede a Yahya di prendersi cura di loro due e di portarle in uno dei suoi hotel.

La rabbia è un’emozione, è una passione distruttiva tremendamente emotiva, poiché è espressa in un’azione che, nella maggior parte dei casi, è deplorevole. Un impulso spericolato nato dal dolore profondo, completamente sordo alla ragione, privo di autocontrollo, trascina spesso gli uomini alla rovina, poiché ignora il decoro e la parentela nella sua ricerca di vendetta per un crimine percepito. La rabbia, in altre parole, è come una follia breve. A questo proposito, c’è molto più che una somiglianza di passaggio tra Mustafa Bulut e Sancar Efe. Sono entrambi uomini intemperanti che amano le donne più delle loro mogli (che sono stati costretti a sposare); entrambi si abbandonano alla disperazione, al sospetto e ai grandi attacchi di furia. Nel caso di Mustafa, tale stress porta a crisi epilettiche che incidono sulla sua capacità di affrontare una crisi .

Nel caso presente, dobbiamo camminare ancora più delicatamente poiché si tratta di una situazione che coinvolge esplosioni emotive incontrollate piuttosto che condizioni fisiche. Ma ciò che lo rende più di un uomo spericolato e sospettoso è il quoziente morale che si applica a ogni situazione e il codice con cui vive. Indipendentemente da ciò che pensiamo della sua azione, dobbiamo accettare che Sancar è un uomo buono in senso morale.

Sefirin Kizi usa anche l’Otello di Shakespeare per approfondire il tema del dubbio e del sospetto che aiutano a spiegare le azioni di Sancar.

Proprio come Otello non riesce a credere che Desdemona possa amarlo, Sancar, sebbene estasiato dell’amore di Nare per lui, non riesce davvero a capire perché lo ama.

In entrambi i casi, il bianco e il nero sono contrastati come estremi del temperamento, poiché entrambe le donne, cioè il candore di Desdemona e l’aspetto bianco soffice di Nare come il cotone (pamuk) sono in contrasto con la pelle nera del Moro e l’oscurità della pelle abbronzata di Sancar e il loro cuore duro, rispettivamente.

In entrambi i casi, è il sospetto e la mancanza di fiducia nella sua capacità di essere amato che si traduce in tragedia. Tuttavia, ci sono così tante contraddizioni, in particolare per quanto riguarda Sancar.

Considera il fatto che si sente libero di trattare Nare come gli piace quando le urla, la maltratta, le tira il braccio mentre la fa sedere con forza o la spinge fuori di casa. Questa “familiarità”, se così si può chiamare, è istintiva e risale ai giorni della sua infanzia. Il senso di “proprietà” di Sancar deriva da ricordi che ha congelato per nove anni. La giovane coppia aveva promesso di “appartenere” solo l’uno all’altro; e l’idea che fosse “appartenuta” a qualcun altro è ciò che fa impazzire Sancar. Non importa quanto la tratti male, è lo stesso uomo che non tollererà una sua parola o perdonerà qualsiasi azione che danneggi o metta in pericolo la sua vita in alcun modo.

Il suo migliore amico, Gediz Işıklı, interpretato da Uraz Kaygılaroğlu come un uomo sofisticato e urbano, lo esorta a “trattare delicatamente la ragazza” dopo il tentativo di suicidio di Nare, ma rifiuta il consiglio per la semplice ragione che la relazione tra loro è di Nare e Sancar, è privata e le regole sono stabilite solo da loro due. Nonostante la sua tragica storia, solo Sancar può toccare Nare per evidenziare il legame “adamantino” tra i due che solo sua figlia può rompere.

Il piccolo corpo caldo di sua figlia che si rannicchia contro di lui mentre la abbraccia, provoca la prima piccola crepa nel muro di pietra che Sancar ha costruito intorno al suo cuore quando Nare lo ha lasciato.

Il grande filosofo stoico Seneca afferma che “l’umanità nasce per il mutuo soccorso, la rabbia per la rovina reciproca: la prima ama la società, la seconda provoca estraniamento”, che si adatta perfettamente all’attuale condizione di Sancar. Un atto di rabbia selvaggia rovina la vita di entrambi gli amanti, con conseguenze che vanno ben oltre le loro vite attuali. Tuttavia, quando la verità viene finalmente rivelata, la montagna su cui Sancar si erge inizia a sgretolarsi con vergogna, rimpianto e dolore. Di questi, la vergogna non è estranea a noi, poiché è al centro del mito più fondamentale di tutta l’umanità.

La storia di Adamo ed Eva con il loro amore innocente porta alla scoperta della vergogna come conseguenza delle loro azioni. Utilizzato fin dai tempi biblici come strumento per perseguire giustizia e vendetta, è una delle emozioni umane più elementari. Come la confessione di Kerim a Fatmagül nella loro prima notte di nozze in Fatmagül’ün Suçu Ne?, Sancar non può guardare Nare negli occhi senza un sentimento di vergogna acuta e colossale rimpianto. Due dei suoi esseri più preziosi sulla terra sono stati feriti dalle sue azioni selvagge e sconsiderate, poiché Melek è rimasta senza padre e Nare sembra essere persa per sempre. L’opportunità di essere una famiglia sembra essere stata persa molto tempo fa.

Con Nare che ha promesso di non perdonare mai Sancar, chi guarirà i cuori feriti di tutti e tre?

To be continued…..

Leggi la traduzione delle altre analisi di Sefirin Kizi del personaggio di Sancar Efe scritte dalla scrittrice pakistana Navid Shahzad.: https://machenesaengin.com/category/le-analisi-di-navid-shahzad/

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