Arriva in Italia la raccolta di racconti dell’attore turco noto per la fiction “Io Sono Farah”, che ora spopola pure in libreria.
PIETRANGELO BUTTAFUOCO
Un orologio dove le lancette-incessantemente-segnano un tempo sospeso. Tutto di immedesimazione tra libro e lettore. Ecco la scrittura tutta turca di Engin Akyürek, attore novellista.
Le ore sono come fotogrammi, i minuti sono piani sequenza e i secondi – nel ritmo di flash nei quali le cose vanno da sé – scorrono per entrare nel sogno da svegli.
Il tenebroso Engin che il pubblico della tivù postprandiale conosce attraverso Io sono Farah in onda su Canale5 con ascolti record è ben più che un volto del cinema, è la firma principe di Kafasina Gore, la rivista letteraria di maggiore diffusione in Turchia dalla quale -proprio i racconti di Akyürek – a furor di popolo sono sempre richiesti in traduzione nelle lingue del mondo, dallo spagnolo all’inglese, dall’arabo al farsi, adesso anche in italiano.
E finalmente ecco in libreria, in Italia – immediatamente esauritosi su Amazon – Sessizilik, ovvero Silenzio, pubblicato in Turchia nel 2018, edito da Bertoni. Un volume di ventuno racconti tradotti da Lisa Venini dove, al modo dei bardi – più propriamente degli aedi, vista la radice d’Ilio della oralità turca – Akyürek tara gli effetti della sua esperienza immaginativa.
Lo scrittore Akyürek di suo è anche una navigata star dell’immaginario telegenico braccata da un vero e proprio rito di appropriazione da parte delle sue fedelissime, quasi delle menadi pronte a inseguirlo in ogni luogo, dall’Anatolia allo Yemen financo. La sua qualità attoriale supera di molto lo standard televisivo, ma quel che sa offrire alla letteratura – in forza del suo sapersi scavare dentro, in interiore homine – è quell’ulteriore passaggio di “visione” dettato dalla scarna semplicità della fabula.
Un “racconto ergo sum” è la sua cifra. L’infanzia, l’adolescenza e i primi amori scandiscono il tutto ciò che accade per tramite di scene – uno sfoglio d’istanti- come giostra e vortice della vita di tutti. E dunque il bambino che si arrampica sul ciliegio del vicino per il puro gusto di trasgredire, quindi la ragazza amata nel passato rivista dal narratore – una sera, per caso, al ristorante, al tavolo vicino – quando ciascuno ha già una nuova compagnia. Ma il rivederla procura comunque un morso di nostalgia. E infine il compagno di giochi costretto a crescere dalla morte improvvisa del padre eppure capace di ridere anche nel giorno più doloroso: «La luce sul suo viso era la vittoria di un bambino contro la morte».
I tasselli di un mosaico sullo sfondo della “patria blu” col nonno cieco dell’amico che vede più lontano di ogni altro e il 23 aprile e il 29 ottobre – giorni festivi della Repubblica di Turchia -chiama e paga di tasca propria diversi taxi perché portino i bambini del quartiere a festeggiare allo stadio la memoria di Kemal Ataturk.
Una scrittura che è lingua del racconto, questa di Akyürek. Le lettere scritte – quando ancora si scrivevano le lettere -nate come tema assegnato dalla professoressa che aveva procurato a ciascuno dei suoi studenti un amico di penna, con la promessa di incontrarsi un giorno o l’altro, diventate un dialogo durato vent’anni: «Mi ha fatto bene condividere frasi. Luoghi sconosciuti si sono aperti nella mia anima, nuove porte e corridoi che non conoscevo, si sono incrociati». Fino ad arrivare alla conclusione – tutta di pudore, nel pathos proprio della distanza – che sia meglio non conoscersi di persona: «Teniamole per noi, le nostre parole».
Storie di amori immaginati e mai consumati, di sguardi che solo si sfiorano, di visi perduti nel passato che riaffiorano per caso, di piccoli eroismi sconosciuti, di ragazze che amano sempre altri ragazzi e ignorano i sognatori, quelli capaci di vedere le nuvole nascoste negli occhi di lei, incontrata tutti i giorni sull’autobus – «due fermate dopo, verso le otto, sarebbe salita la ragazza con una nuvola nascosta negli occhi>> – senza mai conoscerne il nome, per vederla, un giorno, salire, mano nella mano con un altro ragazzo.
Il mondo sussurrato da Engin Akyürek è quello che abbiamo vissuto, da ragazzi di ieri, senza smartphone, senza piattaforme social e dove -come si legge nell’introduzione al suo libro – <<le persone imparavano a conoscere le persone guardandole negli occhi, parlando con loro e si capivano ascoltandosi».
Il mondo proprio di santa semplicità dove il racconto è come un unico sottofondo.
La vita, insomma. Quella dei ragazzi che si divertivano a giocare a pallone in strada fino a sera, quella degli amici che citofonavano e salivano a casa a fare merenda, quella delle ragazze inaccessibili – un pianeta distante anni luce, difficile da avvicinare ma inebriante da sognare – in un prontuario di immedesimazione dove ogni azione in scena, grazie alla scrittura altrettanto semplice, rapisce chi legge come se guardasse, come se ascoltasse, come, infine, se vivesse.
Queste trame impalpabili tessono, forse, una tela dietro cui si staglia la personalità di Engin Akyürek. «La verità ascosa sotto una bella menzogna», per dirla con Dante. Ed ecco, appunto, lui. Lui che fa smontare i palinsesti televisivi – già acclamato per Black Money and Love, un successo clamoroso di Netflix eccolo con la sua riservatezza, con l’inaccessibilità del suo privato, mai esibito, con la totale mancanza di scandali, con la sua vita fuori dal set condivisa con gli amici di sempre del quartiere. Eccolo nella scarna rappresentazione del mondo piccolo la cui capacità di drammaturgia – forte di parola – porta in avanti la comprensione, e mai all’indietro. Un orologio dove le lancette incessantemente – segnano un tempo sospeso. Tutto di immedesimazione tra libro e lettore. Senza dimenticare il suo grande amore – il traslato per eccellenza – per i fondali marini di cui ogni estate riassapora, immergendosi, il silenzio. Eccolo: sessizilik.
RECENSIONE PUBBLICATA SUL NUMERO DEL 9 AGOSTO 2025 SU LIBERO QUOTIDIANO

Eccellente recensione rilasciata da un intellettuale come BUTTAFUOCO. Complimenti Engin.
P.S. Chissà se ne verrà a conoscenza.
Ho letto il libro tutto d un fiato i racconti o storie della vita di engin sono così reali che mi hanno riportato alla mia giovinezza e a ricordi ormai sopiti che dtere bravo bravo bravissimissimo . Grazie