Yolun Açık Olsun, la Rosa e l’Alba

“… Cosa significa pazientare?
Significa guardare la spina e vedere la rosa,
guardare la notte e vedere l’alba…”

Prendo in prestito queste splendide parole di Elif Shafak (da “Le Quaranta Porte “) per descrivere quella che è stata la mia attesa per l’uscita di “Ripartire da un viaggio”, questo è il titolo italiano di Yolun Açık Olsun, film con Engin Akyürek e Tolga Sarıtaş.

Sapevo in cuor mio che il Principe non mi avrebbe deluso ma non potevo immaginare, pur vedendo quella splendida rosa, di percepire la morbidezza di tutti gli strati dei suoi petali, nè quanto mi avrebbe inebriato il suo profumo… 

Vedevo il sole spuntare ma non avevo ancora fatto mio il calore di quella rinascita: c’è voluto Engin per immedesimarmi nella sofferenza del Capitano Salih e ripartire è stato come rinascere…un nuovo giorno, un nuovo inizio!

Questo film è talmente ricco di contenuti che ho fatto fatica a metabolizzarli tutti con una sola visione e dopo 2 ore che la mia testa era inondata di pensieri sono passata alla seconda visione più “attenta” sperando di chiarirmi le idee, con il risultato di aver trovato ancor più spunti di riflessione quindi: non sarò breve…non posso…non ci riesco.

Ma partiamo dall’inizio…  dalla prima scena, da quelle mani .

Chi mi conosce sa quanto ami le mani di Engin Akyürek e tutto ciò che riesce a trasmetterci attraverso esse.

Le mani di Salih stanno lucidando una scarpa, la sinistra, in maniera meticolosa e precisa, anche se non c’è più un piede ad indossarla, ma non importa perchè quella scarpa deve essere all’altezza dell’altra; deve essere perfetta per percorrere in coppia questa che il capitano crede sia la loro ultima strada.

E sempre con le sue mani infila quella protesi che ha imparato ad utilizzare e poi cerca i soldi e si spinge fino in camera sua, dove per una frazione di secondo i suoi occhi cadono sulla medaglia e sui gradi.
Ma non li tocca perchè non gli servono a niente per quello che si presta a vivere.

Pensa come una donna e trova i soldi….   (pensa come una donna, si immedesima in lei)

Prende la pistola  per fermare il matrimonio: “basta che non spari ad Elif… per errore”  (off off Musto)

Escono e trovano il gioco della campana, quel gioco che avrebbe dovuto saper fare con 40 kg di zavorra in più sulle spalle per evitare le mine….invece…
Scoprono l’auto, non una macchina nuova ma una vecchia rimessa a posto da lui stesso, con le sue mani, dopo che la stessa aveva subito un incidente che gli ha recato la perdita della sua famiglia.
Dieci anni per aggiustarla ma non ancora del tutto… era coperta da un telo pesante , ora lo condurrà a liberarsi anche di quel fardello che porta dietro da troppo tempo.
C’è una parte di qualcuno che farà il viaggio con loro, in una scatolina che Salih posiziona in vista sul cruscotto….  una scatolina che presto tornerà dalla proprietaria.
Sono pronti, ma quella macchina fatica a partire, come a dargli un segnale di non andare, come a volerlo trattenere. E quella chiave che si rompe nel cruscotto ma che mette in moto il motore… 
La chiave rotta è Kerim, è rotta dentro, non si può togliere e non si può ricostruire riavvicinando l’altro pezzo. Si può solo viaggiare senza spegnere mai il motore….

“Smettila di chiamarmi signore, sei un pessimo soldato… dammi del tu!”

Non è un viaggio tra due soldati ma tra due amici… o meglio, per due amici.

La maggior parte del film si svolge proprio in auto, la stessa auto che aveva tirato a lucido, e per la quale era diventato un ladro di borchie (non è perfetto Salih) .
Dice che è in vendita perchè anche questa, come le scarpe, è convinto che non la userà più.
“Devi lasciare stare i morti, devi stare tra i vivi” una delle frasi chiave del film…. ma ci torneremo.
Pausa a motore acceso all’ “ALIMENTARI DEMIR” (…dettagli…), il proprietario parla troppo, quella pernice in gabbia non poteva fare la fine che voleva lui, Salih non poteva lasciarla nelle sue mani.
La pernice è il capitano.. .non era giusto che lei sentisse quelle parole come non era giusto che lui ascoltasse sbraitare i genitori della moglie in cucina mentre era seduto sul divano, dandogli del pazzo zoppo…  
Non era giusto che rimanesse rinchiusa in gabbia : anche lei/lui meritava la sua libertà (seppur breve)

“La poveretta deve volare libera e lui l’ha chiusa in gabbia.” esattamente come hanno fatto con il capitano in clinica, dove cercavano di sedarlo.

Quasi tutte le battute di Salih hanno un tono ironico, quella dei pellicani sulle mine, quella di aver chiuso col calcetto…  e la risposta di Kerim “perchè hai 5 amici con cui giocare?” a sottolineare la sua solitudine.

L’unica vera amica è Duygu, la moglie, fedele fino alla fine, innamorata del marito seppur per un periodo si era allontanata da lui non accompagnandolo più a pesca. Ma è lei che lo cerca, è lei che lo comprende subito e lo chiama ininterrottamente finchè non sente la sua voce, che si augura di vederlo sano e salvo.  È Kerim che lo convince a rispondere per non farla preoccupare e Salih è sincero con lei tanto da rivelargli la sua compagnia (che poi si rivelerà essere la sua meta)… forse un ultimo braccio teso, un’ultima richiesta d’aiuto inconsapevole e involontaria a quella che è la sua unica amica.

Pausa dal meccanico curioso …Salih che è sempre attento agli altri in quel momento è distratto e infastidito dalle domande del meccanico tanto da rispondere quasi scocciato  fino a dire “bisogna aspettare che le ferite guariscano”  e fa una pausa guardando l’amico nel campo di grano.

Non credo sia a caso un campo di grano…  esso infatti viene spesso associato ad un luogo di transizione dalle tenebre alla luce, simbolo di rinascita. Kerim appare nel grano nel momento in cui Salih parla di ferite, sofferenza e cicatrici da rimarginare. Lui vuole accompagnare l’amico per rimarginare la sua ferita ma ancora non sa che, nel momento stesso in cui si arrenderà al dolore, quella ferita si trasformerà in una feritoia.

Troppo concentrato sul suo percorso non si accorge della difficoltà del meccanico, dando quasi per scontate certe risposte eppure….”una buona assicurazione è importante” peccato che non tutti se la possono permettere… e lui in quel momento non ci pensa: ancora una volta una lente sulle problematiche sociali della gente comune.

L’attenzione verso le donne, quando si ferma ad aiutare gli sconosciuti, perchè c’era una ragazza in difficoltà…. anche quel viaggio ha lo scopo di aiutare un’altra ragazza in difficoltà, che era stata costretta a sposare qualcuno che non voleva….  ma ci torneremo poi.

Li aiuta ma li allontana pure appena scopre cosa trasportano.

La pausa nel bosco dove crede sia il luogo idoneo per liberare la pernice: io amo il bosco e lì sarei stata libera,ma la pernice non sono io, è Salih…   e la libertà del pennuto dura poco. 

Uccisa da una pallottola….. una proiezione di se stesso?!? Anche la sua libertà sarebbe durata poco credendo ti terminarla con un colpo di pistola.
Se la prende con i cacciatori “assassini con la laurea” (o licenza), un po’ come i militari, ai quali chiede di smettere di sparare .
La pernice è morta, Kerim glielo fa notare, gli dice di lasciarla andare, ma Salih non ce la fa e se la porta dietro. Dentro di sè non riesce ad accettare quella morte.

Si fermano all’hotel, fanno cena e al tg passano le notizie dei caduti in guerra, ma le persone intorno sono troppo prese dai loro discorsi per farci caso (come lui con il meccanico)…. ma il guardarsi intorno di Salih dice più di mille parole : ahimè a certe notizie ci siamo “abituati”, invece dovrebbero continuare a smuovere le nostre coscienze.

Questo attimo del film è più attuale che mai: un invito a non lasciarci alle abitudini dell’insensibilità e rimanere umani.

Sul tavolo c’è un fiore, un giglio bianco, che fa tornare alla mente al capitano un momento vissuto con la moglie. Lei che, per farlo ritornare in sè, lo schiaffeggia per ben tre volte e lui che sembra il suo punching ball, tornando nella medesima espressione e posizione.

In questa sequenza Engin Akyürek è straordinario….quando gli tappa gli occhi e lui muove le sue mani come a chiedergli aiuto per tornare a vedere e isuoi occhi cambiano espressione e anch’essi chiedono aiuto: una sequesnza in cui l’unica parola è Salih…  e la musica di sottofondo è la cornice perfetta “I See You” di Tuana Mey … IO TI VEDO Engin lo grida con gli occhi, perchè il capitano ama sua moglie, e sa che è lei l’unica vera amica che ha!

Forse la prima volta che lui si apre veramente a lei e lei si dona a lui…. 

Il giglio bianco è in molti quadri simbolo di annunciazione… forse è un caso questo giglio bianco, o forse no….

I due amici tornano in camera e il protagonista del discorso diventa un calzino! Sorrisi e autoironia aiutano a superare i problemi con più facilità, forse è anche questo l’insegnamento dietro a questa scena.

Robert Baden-Powell diceva “un sorriso fa fare il doppio della strada di un brontolio!”

Il viaggio continua e l’auto diventa sempre più luogo di confessioni e ricordi felici… ad un certo punto parlano di un luogo lungo le rive, con un canneto…  un’immagine che viene ripresa nelle scene con il piccolo Kerim alla fine,ma qui il capitano si volta a guardare la pernice come a dire che forse era li che doveva liberarla…. e in un certo senso così sarà .

Il loro primo incontro è fortissimo, al buio, l’unica fonte di luce è la fiamma dell’accendino:“Li fanno ancora? Mio padre ne aveva uno così”  (quell’accendino non vi ricorda il commissario?).

Da subito il Capitano ha in simpatia il nuovo arrivato, capisce che ha un cuore buono,che non è pronto ad uccidere .

” Non considerare morti i caduti sulla via di Allah, sono vivi ma non lo sapete”, è la frase scritta sulla teca, frase che verrà ripresa poi dalla moglie di Salih.

La sosta al distributore per il serbatoio bucato porta l’ennesima riflessione di un veterano quando  racconta del camion che aveva forato la gomma ” quando si è in missione si è pronti all’azione, ma in quel momento… mi sono reso conto che non avevo mai pensato a cosa fare se avessi forato tipo… se muoio va bene. Ma se non muoio? La mentalità è questa”.
E lui non era morto, aveva forato.
Kerim si gratta sempre più spesso là dove è stato colpito tanto da spingere il capitano a fermarel’auto, a farlo scendere per controllare che “hai visto?Non c’è niente, è tutto nella tua testa.”….ma la testa di chi???

Arrivano al matrimonio e appena Elif vede Salih si alza immediatamente e si avvicina a lui.

Lei aveva parlato con lui, il capitano l’aveva chiamata, forse lo aspettava perchè sapeva che il suo posto era un altro.

Lui che la vuole portare da Kerim e lei accetta. Salih cade a terra per la perdita dell’equilibrio e lei lo aiuta a infilarsi la protesi con tutti gli altri che guardano in silenzio senza il coraggio di dire niente perchè le conseguenze della guerra, se viste di persona e non da uno schermo, sicuramente fanno ammutolire.

Il pianto del padre di lei è anch’esso liberatorio, probabilmente anche lui pervaso dal senso di colpa per aver spinto il giovane alla vita militare e la figlia a desiderare di togliersi la vita.

Elif è stato l’ultimo pensiero di Kerim, era giusto che lei fosse presente.

È arrivato il momento di dover lasciare andare i morti…  ma il senso di colpa che invade il capitano  non lo molla… si avvicina al luogo del funerale stringendo la mano di Elif, l’unica che può condividere con lui quel dolore, ha bisogno del suo appoggio per avvicinarsi, non può farlo da solo perchè c’è ancora una cosa che deve fare per il suo amico, riconsegnare ad Elif la sua treccia tagliata… quella parte di lei che Kerim amava, perchè torni ad essere completa e possa tornare a vivere.

Quel nastro che era rosa (colore caldo come la vita) e che una volta tagliato diviene azzurro (freddo come la morte… ma Kerim non vuole che lei muoia, lo dice dall’inizio!).

Poi Salih lascia la mano di Elif e sale con la bara….estrae la pistola per fare il viaggio con il suo amico ma la voce della moglie lo blocca…. Salih… solo quella parola (la stessa parola) urlata a tutta voce…  un richiamo lontano….la moglie che non ha mai rinunciato a lui, che non l’ha abbandonato, la sua amica che gli ricorda la scritta della teca e cioè che c’è una nuova vita, una nuova luce che lo attende, basta solo spalancare quella feritoia e far scorrere via l dolore: deve tornare a vedere!
“Devi lasciare stare i morti, devi stare tra i vivi.”
E per la seconda volta Salih si apre a Duygu e scoppia a piangere.
Ora il capitano è pronto a guardare con occhi diversi e salutare Kerim nella luce.
E’ una nuova alba per il capitano e la vera pernice torna libera nel canneto con il piccolo Kerim, quel luogo dove finalmente si respira pace.

La chiudo qui, mi sono prolungata pure troppo e sono sicura che ad una terza visione troverò altrettanti aspetti da “vedere” , però voglio prima ricordare una cosa : il Kerim che ha viaggiato con il capitano è solo una proiezone della sua mente, tutto quello che dice lui è come se Salih lo dicesse a se stesso…tutto!…

Tutte le battute, anche quelle divertenti, assumono un sapore diverso:  rivederlo dà i brividi, come i titoli di coda con il capitano in solitudine e l’ultima foto, quel campo di grano vuoto dove oramai non c’è più nessuno, perchè il passaggio dell’amico è avvenuto.

Straordinari tutti, pure gli attori secondari, luci, musica, fotografia ma soprattutto un applauso agli scenegiatori, alla bravura di Tolga Sarıtaş e all’immensa interpretazione di Engin Akyürek.

Elena *

*quella che non guarda ma vede…anzi osserva ,forse pure quello che non c’è ☺️

20 Replies to “Yolun Açık Olsun, la Rosa e l’Alba”

  1. Splendida recensione. Brava Elena!
    Hai reso con minuziosa descrizione tutti i punti importanti del film, ogni parola, ogni frase è una metafora della vita.
    Il talento di Engin é riconosciuto da milioni di persone. La sua bravura, la sua bellezza sono di ispirazione. In questo film conferma la sua poliedricità. Ma l’aspetto a mio avviso originale e non appartenente a tutti gli attori, intendo quelli comunque davvero bravi. Sia il far diventare tutti poeti e scrittori. Eh sì .. forse perchè per la prima volta faccio parte di un fandom, ma noto che la voglia di scrivere di lui è denominatore comune di tutte. Cercare di cogliere le sfumature, empatizzare con lui. Credo che se noi siamo “incantate” da lui, lui debba essere orgoglioso di noi. Non tutti sono “amati” così ..

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    1. Si, lo credo anc’io.
      Non so come fa ma ogni volta ci fa scoprire qialcosa in più anche di noi, come la passione per la scrittura che mai avrei creduto di avere.
      Lui però ci stimola a scrivere… A condividere… È buona cosa e spero che sia orgoglioso di noi.

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  2. Brava Elena! Tanti dettagli visti e resi fedelmente in parole in perfetta melodía. Quanti pensieri suscita nella nostra anima questo splendido attore e quante riflessioni sui piccoli ma decisamente fondamentali dettagli della vita quotidiana. Rivedro il film fermándomi su ogni tua parola. Grazie per la tua empatia.. e ancora grazie a questo gruppo!

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  3. La capacità di Engin di essere fonte di ispirazione per azioni meravigliose, mi affascina sempre di più. Questa analisi, bellissima, molto attenta e appassionata, ne è una prova. Complimenti Elena 👏🏻❤️

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  4. I complimenti ad Elena sono ovvi per me che ho già tante volte apprezzato il suo lavoro per #LeVignettediEngin e per la quale serve una conoscenza approfondita dei personaggi.Da questa descrizione però estrapolo una riflessione che mi ha molto colpito ‘la chiave spezzata’ : a mio fratello ho dedicato un pezzo di una canzone che lui cantava : Vola di De Crescenzo: ‘ non mi aspettavo che tu restassi dentro di me come una chiave spezzata nel centro dell’ anima’… Non è forse quello che è successo a Salih?? O a chiunque vive il dolore di una perdita? 😘

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  5. Bellissime riflessioni Elena, hai trasmesso tutto il tuo amore e la passione per un film dai messaggi universali: “Devi lasciare stare i morti, devi stare tra i vivi.” Ecco questo è uno di quelli, adatto per il capitano Salih ma per ogni essere umano che , in condizioni difficili si abbandoni alla disperazione e scelga la morte al posto della vita…a mio avviso dovrebbe essere divulgato e proiettato anche nelle scuole. Brava Elena ! 👍😘

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  6. Brava Elena…….ancora una volta i dettagli per i particolari ,la creatività e la fantasia che metti anche nella tua professione, li trasporti nella descrizione dei passaggi del film di Engin .È stato come rivederlo di nuovo con un occhio più attento.

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  7. Le tue impressioni, dense di particolari, mi hanno fatto ripensare alle scene da te descritte e, mi vergogno ad ammetterlo, tante cose non le avevo notate affamata di vedere un film aspettato da tanto, troppo, tempo. Ti ringrazio tanto di aver condiviso con noi i tuoi pensieri che mi hanno spinto a riguardarlo per la terza volta.

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  8. Quante emozioni, leggendo questa tua recensione densa di particolari che ci fanno capire l’intensità con cui tu hai seguito l’evolversi del “viaggio” del capitano Salih! Grazie Elena! Leggendoti le scene del film mi scorrevano davanti ancora più nitide e ho rivissuto, grazie a te certi passaggi che mi sono rimasti nel cuore!

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  9. Eh si, presi dall’emozione di vedere quello che abbiamo atteso da tempo, presi da quel calore vediamo prima lui, ma è proprio lui che ci fa vivere le sue emozioni, che ripartiamo di nuovo in questo viaggio, per vedere quanto altro ha da raccontarci. Brava Elena

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