Yolun Açık Olsun, la magia di Engin Akyürek si ripete!

Una girandola di emozioni. Yolun Açık Olsun ha confermato tutte le aspettative che avevamo alla vigilia, anzi le ha superate magnificamente. Engin ci ha regalato una perla, un capolavoro, una poesia, che ci ha fatto piangere, sorridere, commuovere, emozionare. Sono tante e diverse le sfumature di emozioni che ognuna di noi ha provato guardando questo film introspettivo che ci ha proposto la coppia Engin Akyürek -Tolga Sarıtaş.   Mi riservo di scriverne più compiutamente più in là, ho tempi lenti di reazione, soprattutto quando qualcosa mi coinvolge molto emotivamente. E Yolun Açık Olsun lo ha fatto, andando a risvegliare immagini, ricordi, sensazioni nascosti nella mia memoria. Intanto però ho chiesto e raccolto (grazie Ali!) le impressioni a caldo di alcune di noi che lo hanno visto subito e poi rivisto e rivisto ancora e chissà quante altre volte lo faranno! Lo faremo!
Adoro tutte le considerazioni che ho letto: commenti corti o più elaborati, poco importa, sono tutti meravigliosi perché sono parole dettate dal cuore e dalla sensibilità incredibile che ci accomuna: d’altronde siamo fan di un attore sensibile e profondo, no?

Ros

Che dire, un’altra emozione indescrivibile! EnginAkyürek bravo, anzi di più!! Ma anche Tolga e tutto il contorno. Lo rivedrò di nuovo!

Tina Scianatico

Uso sempre il mio aggettivo preferito per Engin: “ Immenso”! Un film che ti emoziona e ti commuove per la trama, per la fotografia e la musica . Cosa più importante, il dolore che si può provare nel perdere una persona cara interpretato da un Engin strepitoso. Un elogio anche a Tolga, non avevo mai visto nulla di lui e devo dire bravissimo

Morena Ulivi

Come fan di Engin Akyürek sapevo già che Yolun Açık Olsun sarebbe stato un bel film, anzi un bellissimo film. Ma il mio giudizio, dopo averlo visto, va oltre il mio essere fan incondizionata.
Non sono un critico cinematografico, tutt’altro, ma ho trovato in questo film un’intelligenza, un’umanità… Difficile dare ordine alle idee, alle parole, ai sentimenti…. ce ne sono così tanti! La storia: un argomento così difficile, che qui è stato affrontato con una sorta di poesia. La realizzazione, i flashback (a volte ho pensato a Claude Lelouch), l’attesa che ci dà…
Una fotografia incredibile, che ti trasporta, incantevole: la Turchia, i paesaggi, le città, le persone… un film girato in un modo così bello!
Il suono, il “rumore” delle cose, delle persone, dei paesaggi, delle città… che ascolti, che ti penetrano. E gli odori, che indovini, che quasi annusi, quindi tutto è ben fatto, diretto, filmato, recitato.
E i due ruoli principali: due amici nella vita reale. Questa vera amicizia traspare, esce dallo schermo: Tolga ed Engin davvero molto bravi. E lo sguardo di Engin (uh Salih) su Tolga (uh Kerim), protettivo, amorevole. La felicità di avere un amico e la sfortuna di averlo perso.
Salih è un nuovo personaggio di Engin, diverso dagli altri, ma forse c’è tanto di lui, con i suoi problemi interiori, i suoi dubbi, il suo passato, chissà!?
Nonostante un soggetto difficile, questo film, il suo svolgersi, la sua fine… per me è poesia: odori, rumori, la bellezza di un Paese , la natura, l’amicizia, l’amore. Ed Engin ovviamente. Dopotutto sono una fan.
Ho pianto ovviamente. È passato molto tempo da quando un film, una storia, mi ha fatto piangere. Ci induriamo con l’età.  Ed è tutta la magia, il talento di Engin che ho ritrovato. Riesce a commuovermi come nessun altro.
E poi questo lato “comico-disperato”: farci ridere facendoci piangere, o piangere facendoci ridere,  questo è il più grande talento!
Ho provato a ripensare a un film, completamente diverso, che mi aveva toccato così.  E ho ripensato a Midnight Express che ho visto quando uscì al cinema nel 1978 😱 (anche se non ne avevo il diritto, dato che avevo solo 12 anni…). Forse è il rapporto con la Turchia? Ma questo film, durissimo, è rimasto ancorato in me…  Così come alcuni film di guerra americani, in particolare sulla guerra del Vietnam.  Guerre sciocche, come tutte le guerre, con le ferite indelebili che lasciano.
Fortunatamente, Yolun Açık Olsun mi lascia una sensazione di benessere, a differenza di questi film.
Ma quando guardo Engin Akyürek, ho sempre una sensazione di benessere…

Marea

Un film può avere molti scopi ma il principale è raccontare, sogni, utopie storie. Yolun Açık Olsun ci racconta la storia di un uomo e del suo senso di colpa, lo fa tramite Engin Akyürek che non perde un colpo, mai uguale. Anche la sua risata è del personaggio. Lo fa con una qualità nella fotografia stupenda e con una regia in cui si riconosce la mano del regista. Lo fa con un Tolga Sarıtaş molto bravo. Lo fa con una sceneggiatura che ti fa intuire ma non ti fa abbandonare un film che non mi ha deluso, che racconta un dolore, un viaggio per affrontarlo, e una rinascita. Racconta una vita. Voto 8

Francesca Pelosi

Mi mancano le parole per scrivere tutti i pensieri che ho nella testa e nel cuore per la profondità del tema trattato. È stato emozionante guardarlo dall’inizio alla fine. Il viaggio ha toccato tanti aspetti della vita: l’amore, l’amicizia, ma soprattutto il trauma psicologico che resta nella testa e nel corpo di chi ha combattuto una guerra. È difficile rimuovere i ricordi dolorosi della perdita di persone care soprattutto se credi di esserne la causa. Erano tante le aspettative e non mi ha deluso affatto, perché il film è un capolavoro, per la recitazione degli attori, per la fotografia, le musiche e la magistrale regia.
Engin Akyürek si è superato come sempre, entrando nel personaggio, facendolo suo e recitando con intensità i tanti volti di un unico personaggio che è il capitano Salih. Dopo il dramma però alla fine con il piccolo Kerim c’è la rinascita, l’amore e la serenità, che si vedono nel sorriso e negli occhi espressivi di Engin. Chapeau Engin hai colpito al cuore ancora una volta

Simonetta Guizzi

Una storia di sangue, lacrime, sconfitta e rinascita. Un racconto sincero sul disturbo post traumatico da stress ma anche e soprattutto un racconto sull’amicizia, quella talmente rara e talmente pura che diventa fratellanza e che sopravvive all’ineluttabilità della morte. 

                                           Alice Gherardini

Intenso. È il primo termine che mi fa pensare questo film. Bravura. Immensa quella dei suoi protagonisti. Magistrale Engin Akyürek nell’interpretare un uomo roso dal rimorso e dal dolore per una grave perdita, ma non è la sua gamba.
Kerim è il vuoto lasciato al capitano Salih, questo ragazzo semplice e dal cuore puro. Ruolo interpretato alla perfezione da Tolga Sarıtaş.  Questo attore che non conoscevo, ma che è stato una piacevole scoperta.
Tanti, tantissimi i momenti carichi di tensione ed emozione. Ma anche i momenti divertenti all’inizio del film tra il capitano e il suo sottotenente. 
La loro complicità. 
Questo viaggio sarà come un’ultima promessa all’amico che con la sua presenza “invisibile” lo aiuterà a ritrovare se stesso e a “lasciare andare i morti”…
Molti sono stati i momenti in cui avrei voluto abbracciare Salih e Kerim.
Il primo, vedendolo nell’immobilità del volto e del corpo quando il dolore è così forte da impedirgli di muoversi.
Il secondo per il candore scanzonato tipico dei ragazzi e per i quali provi tenerezza
Vorrei scrivere tante cose ancora, ma mi fermo qui
Il mio personale Oscar a questo bellissimo film, per i protagonisti e le bellissime musiche di Toygar Işıklı

Edda Duse

Un Engin ancora diverso dai suoi precedenti lavori, ma sempre con un carico di emozioni che ti travolge. All’inizio le battute fra i due coprotagonisti e certe situazioni, mi hanno fatto persino sorridere, tanto che ho pensato “forse non è così drammatico come credevo “. Ma poi un crescendo di emozioni e di punti interrogativi che mi ronzavano in testa. Non sono mai stata brava a scrivere, tanto meno ad esprimere a parole quello che ho provato, posso solo ringraziare ancora e ancora Engin per questo nuovo capolavoro. Termino con una celebre frase di Louis Ferdinand Celine “Dalla prigione esci vivo, dalla guerra no. Il resto sono solo parole “.

Ornella Moretto

Si narra che  una pernice abbia assistito alla tumulazione di Icaro per mano di Dedalo. E questo è il filo rosso che lega tutto: le ali, le gabbie, la ferocia umana, il dolore, la morte inaspettata fatta di paure, ed infine la vita, la quiete, il ritornare a respirare.
Bisogna tornare vivi, quando si lascia andare la morte!

                                                 Maddalena

Non so se saprò mettere su carta tutte le emozioni che mi ha trasmesso Engin nel suo ruolo di capitano Salih. A poche ore dalla visione del film mi sento ancora trasportata nel loro vortice da cui non vorrei uscire, perché sono stata toccata nel profondo dai sentimenti di cameratismo, amicizia, fratellanza, amore, dolore e sofferenza profondi vissuti dai protagonisti principali della storia che Tolga ed Engin interpretano superlativamente.
Una storia che ci dice che anche negli orrori della guerra l’umanità può vincere. Anche sui campi di battaglia e fra le mine, si può restare umani, ma a che prezzo? Crudele e insensata la guerra che non solo uccide e mutila, ma lascia un carico di sofferenze fisiche e mentali dalle quali con molta fatica ci si riesce a liberare… Salih ci insegna che faticosamente e con tanti momenti bui anche questo è possibile, anche se ti trovi a vivere con un arto in meno. Ma uscire dall’oscurità è ancor più fattibile se trovi la tua donna che ti stringe a sé e lotta per riportarti prepotentemente alla vita, donandoti una nuova vita che cresce in lei e una speranza. Lui riesce a farlo nel mentre sta per dare l’ultimo saluto al suo sottoposto, diventato suo amico, quando pensa anzi di seguire la sua stessa sorte. L’amico meno fortunato che vuole ricongiungere, anche se tardivamente alla sua promessa sposa, dalla quale le vicissitudini della vita lo avevano separato. Ritrova così se stesso e lascia andare i suoi morti, scegliendo di vivere coi vivi come l’amico Kerim – l’ultimo che se ne è andato – lo sollecita! Engin mi ha stregato anche questa volta: quanto ci sia di Engin in Salih e viceversa… non lo sapremo mai, ancora una volta, dal grande attore che è lui ha donato la sua anima al personaggio, ne è diventato un tutt’uno, si è trasformato e si è rivelato per la persona straordinaria e sensibile che è. Ed così che Salih è andato ad aggiungersi alle perle della collana delle altre figure a cui Engin ha dato vita, di cui Engin è il diamante.

Bruna Zorzini

Conoscendo Engin la sua sensibilità e la sua professionalità mi aspettavo un film magnifico ma posso dire che ancora una volta mi ha spiazzata: questo film con la sua storia, con le musiche di Toygar Işıklı, la fotografia io lo definirei “sublime”. L’intensità di Salih e la freschezza di Kerim hanno un equilibrio perfetto per quello che è un viaggio nel dolore, un viaggio con la morte affianco da portare a destinazione per poi provare a continuare a vivere. Momenti esilaranti come il mancato fidanzamento di Kerim, il soccorso mal riuscito della coppia incontrata per strada e persino il calzare la protesi con riferimento al calzino, alternati a ricordi dolorosi per il capitano Salih tanto da procuragli veri e propri scatti d’ira. Mi è piaciuto molto Tolga Saritaş che non conoscevo, una poesia quel suo ballo d’amore su un terreno di guerra.

Antonietta Camelia

Ripartire da un viaggio. Avere una seconda possibilità non è scontato, non è concesso a tutti ritornare a volare soprattutto se il dolore ti trattiene in gabbia e cosa può sconfiggere lo strazio? La luce di una vita e la memoria di ciò che ha illuminato i giorni passati.

                                      Raffaela 

Avete presente quando ti siedi su una panchina a fissare un punto per ore, assorta dai problemi della vita, pensando al tuo futuro e ripercorrendo parte del passato chiedendoti cos’hai fatto e soprattutto cosa puoi fare ???
Ecco, in questo momento, dopo aver visto il film, io sono così: su una sedia, in terrazzo…e rifletto…e cerco di attingere da ogni minimo dettaglio e fotogramma, tutti i messaggi positivi che questo film ha voluto mostrarci perché, pur essendo molto triste, è un film con tanta tanta voglia di chiudere con gli errori, coi sensi di colpa, di cambiare il presente per tornare a vivere in futuro!
Mai mollare, mai arrendersi…la vita è una e si deve lottare per essere in pace con se stessi e felici. Questo mi è arrivato e questo è quello a cui dovremmo pensare quando ci lamentiamo per ogni stupidata o quando abbiamo voglia di cedere…
BENIM HALA UMUDUM VAR
Grazie capitano Salih…grazie Yolun Açık Olsun…grazie Engin Akyürek, sapevo non mi avresti delusa

Sara Bido

Che viaggio straordinario abbiamo fatto con Salih e Kerim! Rivivendo il rapporto di un’amicizia nata durante un momento difficile. Attimi che ci hanno tenuto con il fiato sospeso …..la profondità delle loro espressioni nel comunicarci tutti i loro sentimenti e un’emozione che ti travolge. Engin al di sopra di ogni aspettativa ……e Tolga non da meno. Ci sarebbero da analizzare decine di passaggi…..ma uno per me straordinario è il rapporto di Salih con la moglie Duygu. Una donna che con la sua dolcezza e ostinazione riesce ad affrontare quel disturbo post traumatico che toglie lucidità mentale e a restargli accanto nel costruire un futuro in cui lui non credeva più. L’accompagnamento delle musiche, la fotografia e la regia sono di un valore unico. È un viaggio che io riprenderò ancora molte…..molte volte.

Valentina Sala

Sapevo che questo lavoro mi avrebbe “riempito” con sentimento ed emozione… ma non immaginavo quanto!  Sono passate alcune ore dalla mia prima visione e mi sento ancora frastornata, incapace di raccogliere le idee. 
Di questo film ho amato tutto fin da subito, in particolare il suo mostrare con assoluta semplicità l’umanità delle persone e la capacità dei suoi protagonisti di trasmettere turbamenti ed emozioni capaci di far riaffiorare sentimenti sopiti.
Il capitano Salih e i suoi compagni di viaggio mi hanno rapito e portato nel loro mondo, con un’incessante curiosità di scoprire, di capire e di condividere con loro questa storia che, apparentemente scontata all’inizio, ha nel suo colpo di scena quasi al termine una risoluzione scioccante che ha messo ogni tassello al proprio posto e che mi ha gettato nella più assoluta disperazione.  
Inutile dire che ho adorato Salih, in particolare in alcune scene:  quella in cui racconta a Gaffur della foratura di un pneumatico durante una missione ed esprime tutto il suo dolore nell’aver realizzato che era sempre stato “normale” pensare alla morte, ma invece il vero problema era continuare a vivere; e le scene con Duygu, sua moglie, interpretata dall’intensa Belfu Benian… la scena sul divano, con quella dolcissima canzone in sottofondo il cui testo mette i brividi… la disperazione che domina ogni gesto di questa scena, è quanto di più straziante si sia potuto realizzare… le espressioni di Salih mi accompagneranno per lungo tempo…Non so quali corde del suo intimo abbia dovuto cercare Engin per arrivare ad un risultato così toccante, ma so che ha trovato quelle giuste!
E poi c’è il sottotenente Kerim, un Tolga Sarıtaş che ho scoperto essere un compagno di viaggio perfettamente all’altezza del nostro principe, ma in realtà l’ho sempre saputo, perché la grande amicizia che lega Engin e Tolga non avrebbe mai permesso al primo di sminuire il secondo con un paragone inclemente.
Sempre più orgogliosa di seguire Engin Akyürek e la sua arte che, con questo film, ha toccato l’eccellenza!

Silvia Musuruca

Un film sull’amicizia, sul dolore e la sofferenza dei soldati, sulla sopravvivenza e sull’amore incondizionato di una donna. La vita che ha la meglio sulla morte perché: “Lascia andare la morte, resta tra i vivi” è l’essenza di questo film.

                                          Marilena

Yolun Açık Olsun… Torna presto.. Io avrei lasciato la traduzione letterale del titolo. “Torna presto” dice Elif a Kerim. La speranza di rivedersi. Un abbraccio che sembra eterno. Un film che lascia spazio alle interpretazioni e alle supposizioni dello spettatore. Non è importante conoscere tutta la storia, non è importante sapere come i genitori di Elif abbiano pensato di organizzare il matrimonio proprio in quel determinato giorno. Non è importante sapere qual è l'”inchiesta” cui è sottoposto Salih. Il viaggio che intraprende Salih è un viaggio simbolico. Tutto il film è un simbolo. La pernice non è altro che Kerim. Il viaggio di Salih è con due entità che lui cerca di salvare al loro destino. Ecco che Salih deve vedersela coi suoi demoni, deve affrontarli e cercare di superarli. Non basta l’amore della moglie, non basta sapere di non essere solo… I sensi di colpa sono troppo rumorosi nella sua testa. Lo spettatore è immerso nel suo dolore. La magistrale interpretazione di Engin rende il film un capolavoro.

Monica Baudino

Ho appena finito il film. È stato già detto tutto e non potrei aggiungere altro. Ora restano solo le immagini: forti, potenti, impresse nella mia mente e nel mio cuore ancora in subbuglio come dopo uno schiaffo in pieno viso, seguito da un abbraccio salvifico e consolatore. Perché quello che ho visto oggi è POESIA , ma una poesia diversa, fatta di immagini e non di parole.

Ale Sandra

3 Replies to “Yolun Açık Olsun, la magia di Engin Akyürek si ripete!”

  1. Ho visto il film solo ieri, ho evitato di guardare facebook, twitter, per non avere spoiler. Dopo un giorno sono ancora persa nel groviglio di emozioni che sono dentro di me. Confesso ho pianto tanto, non mi succede quasi mai di piangere, ma le lacrime sono scese da sole, non me ne sono nemmeno accorta. Un film bellissimo in ogni sua parte, attori strepitosi, fotografia stupenda, regia fantastica e una colonna sonora coinvolgente. Aspetterò ancora qualche giorno per rivedere il film e godere di ogni singolo fotogramma. Grazie a Engin e a tutti quanti hanno realizzato questa meraviglia.

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