L’algoritmo/capitolo 4

Irene era in estasi. La sua voce le procurava un’ondata dolcissima di piacere. Alcune parole, poi, le sembravano particolarmente sensuali. Avrebbe potuto (e voluto) ascoltarle all’infinito. Quella sera, si sarebbe addormentata con la sua voce.

Ma prima, sì, gli avrebbe mandato la sua sceneggiatura. Era curiosa di sapere la sua opinione. Şenay non c’era, questa volta sarebbe toccato allo straniero esprimere un giudizio o quanto meno un parere.

Dopo si rimise a letto con gli auricolari. Con la sua voce. E spense la luce.

I giorni successivi passarono veloci, un poco a consolare Şenay – che ad Ankara aveva rincontrato il suo ex, e ora era in crisi – un poco a ricollocare alcuni appuntamenti a cui non voleva rinunciare, come l’incontro con i suoi vecchietti. Sarebbe andata di mattina, il giovedì, mentre tutti i pomeriggi sarebbe stata impegnata con il nuovo lavoro di shampista. Ovviamente la sua esperienza personale in fatto di capelli la aiutò moltissimo e nel giro di pochi giorni si era diffusa la voce sui suoi massaggi strepitosi.  Elite Kuaför, questo il nome del parrucchiere per uomini e donne, scoprì con sorpresa il primo giorno di lavoro, era un Salone grandissimo e molto elegante che si trovava a poco più di un’ora da casa sua. Più o meno tanto ci metteva con i mezzi di trasporto pubblico per raggiungere tutti i giorni il quartiere di Beşiktaş, dove si trovava. Era felice di questo suo nuovo lavoro, che gli avrebbe garantito una maggiore stabilità economica e organizzativa e dunque una maggiore serenità per concentrarsi sulla scrittura.

Lo straniero si faceva sentire di tanto in tanto, soprattutto la sera, sembrava davvero molto impegnato. Questo non gli impedì di leggere la sceneggiatura e di risponderle. Una sera, infatti, Irene ricevette una mail dolcissima, piena di complimenti per come aveva lavorato e scritto. Lui aveva chiuso scrivendo «azzardo dei consigli, a patto che tu non ci rimanga male» e di seguito alcune annotazioni che a Irene sembrarono molto pertinenti e anche piuttosto tecniche, nel senso che sembravano fatte da chi in quel mondo ci lavora.

Nei loro messaggi, per lo più serali, si mandavano versi di poesie, link delle canzoni da ascoltare insieme, a volte frasi prese da quelle canzoni che si dedicavano a vicenda, in un gioco che diventava via via sempre più sensuale e coinvolgente. Irene bramava i suoi vocali, ma lo straniero li centellinava. «Per accrescere il desiderio» aveva scritto lui provocandola…e lei per tutta risposta aveva deciso di non mandargli neanche un vocale. Spesso però gli mandava foto dei dettagli del suo corpo: ciocche di capelli adagiati sul cuscino, gli occhi truccati di nero, le labbra, le mani, i piedi….

La più bella, la ritraeva di fronte allo specchio: era in canottiera e mutandine, in piedi. Dopo essersi scattata la foto, nella penombra della sua stanza con la sola luce di una lampada puntata su di un lato del suo corpo, la divise in due. Gliela inviò di notte, con le parole di Neruda:

«Lascia che le mie dita scorrano
per le strade del tuo corpo.
La passione – sangue, fuoco, baci –
m’accende con vampate tremule.»

Lui rispose con un vocale: una voce ancora più calda, ancora più sussurrata, con una lentezza che sembrava soppesare le parole per scegliere le più adatte, in realtà proseguì quella stessa poesia:

«…ci sei tu per darmi tutto,
e per darmi ciò che possiedi sei venuta sulla terra –
come io son venuto per contenerti,
e desiderarti,
e riceverti!»

Non gli aveva mai detto nulla del suo nuovo lavoro, nonostante lui glielo avesse chiesto più volte. Voleva giocare, Irene. Così decise di postare sul suo profilo Facebook alcune foto che contenevano degli indizi….dettagli, angoli nascosti, particolari che ad un occhio attento però avrebbero rivelato di che lavoro si trattava e in quale zona di Istanbul si trovasse. L’ultima foto, quella mattina, ritraeva una porzione dell’insegna del parrucchiere. Avrebbe aspettato la sera per scoprire se lo straniero era riuscito a ricomporre il puzzle. Avrebbero riso insieme!

Alle due arrivò al Salone dove notò un fermento insolito. Di solito c’era una certa agitazione quando qualche vip prenotava, ma quel giorno erano tutti particolarmente in fibrillazione!!! La proprietaria la chiamò in disparte:

«Irene oggi verrà qui da noi Engin Akyürek, sai chi è, vero?»

Irene rispose con un mugolio di assenso, mentre provava a controllare la sua reazione, non voleva che trapelasse una sola delle emozioni che le erano scoppiate in petto: non ci credeva, ma avrebbe conosciuto l’autore della storia che aveva sceneggiato!

Özgür, il collega che si occupava di fare lo shampoo agli uomini, si era ammalato.
«Lo sostituirai tu, ok? Mi raccomando dai il massimo con il massaggio, è la prima volta che viene da noi, magari facciamo colpo su di lui»
Un altro mugolio di assenso da parte di Irene.
Era un poco agitata, non sapeva se cogliere o meno l’occasione di presentarsi: «Ciao io sono Irene e ho scritto la sceneggiatura di ‘Una notte’, il tuo racconto..». Irene non ne era affatto convinta. Decise di non pensarci, Quello che doveva essere sarebbe stato.
Avrebbe seguito l’istinto. Di solito non si sbagliava.

Era sul retro per prendere lo shampoo che si era finito, quando avvertì un frastuono provenire dalla sala principale, voci che si accavallavano, mormorii insieme ad un applauso fragoroso: le clienti avevano accolto l’attore! Irene fece ritorno al suo angolo shampoo e lo osservò da lontano: alto, statuario, bello, sembrava emanare una luce particolare. Sembrava anche simpatico e poi le diede l’impressione di essere un ragazzone semplice, non aveva certo l’aria da vip. Lo sguardo di lei si fermò ad osservare i capelli: scuri, non lunghissimi, aveva la riga di lato ed un ciuffo un po’ più lungo che si adagiava dolcemente sul lato sinistro della fronte.

La signora Meral, che lo stava presentando a tutti i dipendenti, la chiamò:
«Irene voglio presentarti un ospite speciale! Signor Akyürek, vi affideremo alle cure speciali di Irene, particolarmente brava con il massaggio del cuoio capelluto».
Lei gli porse semplicemente la mano, accennando un timido sorriso. Lo stesso fece lui, mentre con gli occhi, seppur per un brevissimo istante, indugiò sugli occhi di lei. Lei si sentì quasi imbarazzata.
Ma anche lui sembrava in imbarazzo.
Lo fece accomodare e Irene gli chiese se aveva delle esigenze particolari per i suoi capelli o poteva scegliere lei come procedere dopo averli esaminati velocemente.

«Faccia lei» fu la risposta di lui.

Una frase brevissima. Solo due parole. Pochi suoni, pochissimi secondi di voce. Furono sufficienti perché Irene avesse la chiara sensazione che fosse la voce dello straniero. 

Non è possibile. Non è lui. Ma dai, Irene sarai rimasta colpita dal suo carisma! Ti sei sicuramente confusa.

Avrebbe voluto rivolgergli una domanda qualsiasi pur di farlo parlare, ma non poteva, la signora Meral era lì inchiodata accanto alla poltrona dello shampoo e altro non si era raccomandata: «Dicono sia persona schiva e riservata, parlategli lo stretto indispensabile!»

Irene iniziò a lavargli i capelli, massaggiando delicatamente la testa con i polpastrelli. Osservò i capelli: erano folti e corposi, scuri, corti dietro e più lunghi davanti. Potevano essere i capelli dello straniero. Ma il signor Akyürek aveva la barba e lo straniero, almeno in quella foto, non ce l’aveva.

Si sentì un’idiota per non aver insistito nel chiedergli una sua foto. Sì, si sentiva una stupida, lei si era aperta, si era mostrata senza veli, ma di lui non aveva una sola foto! 

Con fare professionale, proseguì il massaggio, anzi decise che quello sarebbe stato il massaggio della vita.  Se quell’uomo seduto davanti a lei era davvero lo straniero che aveva osato un tale azzardo, beh allora non avrebbe dimenticato per tutta la vita quel giorno e quello shampoo!
Con movimenti lenti e delicati, partì dalla nuca insistendo sull’osso occipitale, ora sfiorando delicatamente ora premendo con gentilezza il cuoio capelluto, risalì lentamente verso i lati, soffermandosi sulle ossa parietali, alternando gli stessi movimenti che erano adesso diventati ancora più lenti. Poi, con dei gesti circolari che quasi sfioravano il cuoio capelluto, risali ancora più lentamente verso le ossa temporali. Voleva lasciarlo senza fiato. Lui aveva chiuso gli occhi. Per un istante li chiuse anche lei, mentre continuava quel massaggio con le dita, che era diventato sempre più erotico. Lei immaginò che stessero facendo l’amore. Forse anche lui. Eppure erano, apparentemente, immobili.

Lo squillo del telefono rimbombò nel Salone e ridestò Irene dai suoi pensieri erotici. Lui era ancora con gli occhi chiusi. Fu così che Irene pensò bene di interrompere quel flusso caldo che avvolgeva la testa dai capelli mori, di fermare l’eventuale meditazione voluttuosa che si stava concedendo lui – che fosse Akyürek o lo straniero non le importava – con un bel getto di acqua fresca. Lui saltò quasi sulla poltrona. Lei si finse dispiaciuta, gli chiese scusa e corresse la temperatura dell’acqua. Finì di fare lo shampoo e lo accompagnò alla poltrona, dove si sarebbero presi cura dei suoi capelli.

Senza neanche salutarlo, lei sparì. Si chiuse in bagno. Poi uscì dal retro e se ne andò. Mandò un sms alla signora Meral «Non mi sento bene, mi dispiace ma devo andare a casa».

Invece andò a sedersi di fronte al mare. Aveva bisogno di calmarsi. Di respirare un po’ di aria fresca. Di pensare. Di piangere. Si sentiva una stupida.
Era certa fosse lui. Non glielo avrebbe mai perdonato.

Rimase a lungo seduta su quella panchina. Il telefono aveva iniziato a squillare da un po’: c’erano diverse chiamate e messaggi di Şenay che la cercava disperatamente, la signora Meral l’aveva chiamata, le aveva detto che Irene era sparita, era preoccupata. Notò la chiamata persa di un numero sconosciuto.
Irene chiamò la sua amica, si diedero appuntamento al Velvet Cafe a Beyoğlu  e le raccontò cosa era successo. Şenay come prima reazione scoppiò a ridere, ma siccome Irene stava per arrabbiarsi il triplo di quanto già non lo fosse, tacque immediatamente e si fece seria. Le arruffò la nuvola di ricci, le prese una mano, cominciò ad accarezzargliela e le disse: «Potrei dirti che sei la donna più fortunata del mondo, ma non lo farò. Dico solo che sei la più irascibile, testarda, cocciuta, ostinata ma meravigliosamente passionale donna che esista al mondo. Hai ragione ad essere arrabbiata, ma forse stai un poco esagerando. Non era forse un gioco quello fra voi due? E lui ha giocato, così come hai giocato tu. È un gioco Irene».

«Forse non lo è Şenay»
«L’amore è un gioco, Irene. Un gioco instabile, un gioco di fonosillabe».
«Da quand’è che sei diventata esperta di poesia e così saggia sull’amore?»
Si guardarono e scoppiarono a ridere.
«Da quando ho deciso di ricominciare con Emir. Non si può chiudere il cuore alle emozioni, Irene. Val la pena sempre di viverle. Succederà quel che dovrà succedere».
Anche Şenay, dunque, aveva fatto suo il motto della nonna di Irene.

Ordinarono tre diversi tipi di börek, avevano entrambe fame.
Mentre Şenay, le raccontava gli ultimi sviluppi della sua relazione amorosa con il suo ex, a Irene tornò in mente il numero sconosciuto.
«Şenay, ti prego chiama tu, non vorrei fosse lui con un altro numero. Devo metabolizzare, sono ancora troppo arrabbiata. E sinceramente, si è vero che l’amore è un gioco, ma forse è anche un gioco di equilibrio, a volte si va oltre. Forse io sono andata troppo oltre. E anche lo straniero».
Şenay, prese il cellulare di Irene e chiamò il numero sconosciuto, al decimo squillo: «Non risponde nessuno, chiudo?».
«Chiudi».
Irene riprese il suo smartphone e buttò un occhio su WhatsApp, lo straniero non le aveva mandato nessun messaggio. Aveva ricevuto, invece, un vocale da quel numero sconosciuto. Guardò Şenay, come a dire: Hai visto? Era lui. Ci cliccò sopra e lo ascoltarono insieme: «Buonasera signora, la chiamo dalla casa di produzione, le abbiamo inviato una mail, domani mattina alle 9 la aspettiamo qui in ufficio per discutere i dettagli del suo ingaggio».
Irene sbarrò gli occhi: non ci poteva credere!!!! Andò subito a leggere la mail col cuore in gola: la sua sceneggiatura aveva superato la selezione. Era piaciuta! E domani avrebbe avuto un incontro ‘per discutere i dettagli dell’ingaggio‘.

Era al settimo cielo!!!!!

Tornarono a casa mano nella mano, un leggero venticello agitava i capelli di entrambe e i loro vestiti leggeri. Era tutto in movimento. Ma in un angolo del cuore, Irene continuava a sentire una stretta di tristezza.

© Rosaria Bianco

Leggi qui il 5 Capitolo: https://machenesaengin.com/2021/12/13/lalgoritmo-capitolo-5/

9 Replies to “L’algoritmo/capitolo 4”

  1. Grazie Ros, non vedo l’ora di rileggerti. Mi sono ricordata di questa scena meravigliosa (per me super sensuale) tra Meryl Streep e Robert Redford in La mia Africa (sono una fan di Karen Blixen) : lo shampoo !

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