Engin Akyürek una sua foto ispira un racconto breve by Ros Bianco. Storytelling Scrittura creativa

Nasce una nuova rubrica dedicata a Engin Akyürek: “Una foto, un racconto”.
Racconti brevi ispirati da una foto, uno scatto, uno screeshot che per qualche ragione stimola la fantasia e la voglia di scrivere della sottoscritta. Ho iniziato qualche tempo fa sui social e credo che sia giusto ospitare queste piccole storie anche sul blog dedicato al nostro ragazzo. Recupererò anche gli altri racconti, devo solo ricordarmi dove e quando li ho pubblicati 🙂
Intanto buona lettura, con questa storia: un uomo, un tavolo, un’attesa che sa di segreto.
Una storia sospesa tra realtà e immaginazione. Per chi ama lo storytelling, la scrittura creativa, i personaggi misteriosi e… fantasticare con Engin Akyürek
.


Non veniva mai prima delle cinque.
Lo riconoscevi prima dal rumore che facevano i suoi passi sul cemento lucido, e poi dal modo in cui spostava la sedia con un gesto secco, deciso, come se facesse un segno. Sempre la stessa sedia, sempre lo stesso tavolo: il numero 7.
Nessuno, ormai, osava sedersi lì, nemmeno quando il locale era pieno. Negli anni era diventata una specie di regola non scritta.

Indossava quasi sempre una giacca di pelle e una maglietta bianca. E portava addosso l’odore delle cose vissute troppo in fretta.
Parlava poco, beveva piano.
Aspettava qualcosa. O qualcuno.

La luce del tramonto lo accarezzava di taglio, ma lui sembrava non accorgersene. Sembrava, in generale, non accorgersi del mondo. Di nulla. Eppure sapeva tutto. Le piccole frasi sussurrate al banco, gli addii non detti, le storie a metà.

Aveva un modo strano di guardarti: non ti fissava, ti leggeva.
Come se avesse imparato l’alfabeto delle crepe.
Una sera, lo vidi alzarsi prima del solito. Lasciò sul tavolo una bustina chiusa con un filo rosso.
Sopra, un biglietto: “Solo se vuoi sapere.”

Ci misi tre giorni prima di aprirla.
Dentro c’era una fotografia.
Ritraeva me, a vent’anni, mentre ridevo con mio padre in una piazza d’estate.
Scattata di spalle, da lontano. Come una memoria che non sapevi di avere — fragile, sfocata,
ma così viva da farti fermare il fiato, per un istante soltanto.
Sul retro, una scritta con la sua grafia inclinata:
“Non sono chi pensi. Ma ti dovevo questo.”

Non l’ho più visto, da quella sera.
Ma da allora, ogni volta che passo davanti al tavolo 7, spero che ci sia di nuovo qualcuno ad aspettare.
Magari me.

Ros

2 Comments

  1. La tua scrittura mi cattura!

Ros

Giornalista freelance, ghostwriter, content editor, sommelier, mi occupo di uffici stampa e comunicazione. Scrivo, leggo, ascolto musica, divoro film e serie tv. Soprattutto turche. Soprattutto con Engin Akyürek. Il mio sogno? Intervistarlo

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