Qualche giorno fa, pubblicando una storia ispirata a una foto di Engin Akyürek, ho inaugurato questa nuova rubrica del blog: “Una foto, un racconto.” L’idea è semplice: mandatemi una sua foto intrigante, io provo a trasformarla in una storia 🙂
Magda è stata la prima: mi ha scritto subito e mi ha inviato questa. MERAVIGLIOSAAAAA!
Da questo scatto è nato questo racconto “La quinta sera”. Una storia fatta di silenzi, presenze che restano anche quando non si vedono, e una luce che non riflette, ma nasce da dentro.
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Era la quinta sera.
Non la quinta in senso numerico, ma quella che arriva quando hai smesso di aspettare e cominci semplicemente a esserci. A essere.
Come se il tempo si fosse stancato di rincorrersi e si fosse seduto anche lui. Accanto.
Lui era lì, seduto sul puff. La sedia gli era sembrata una soluzione troppo comoda.
Si era semplicemente appoggiato, ai margini del puff di velluto nero.
La camicia aperta, un bicchiere di raki in mano.
Ma ancora non beveva.
Avrebbe potuto farlo, se solo si fosse rilassato.
Ma c’era qualcosa, quella sera, che glielo impediva.
La stanza era silenziosa. Solo apparentemente.
Chiunque fosse entrato in quel momento, lo avrebbe detto con certezza: era una stanza silenziosa. In realtà, c’era un suono. Appena percettibile.
Che solo lui avrebbe sentito.
Che solo lui riusciva a sentire.
Il ronzio di un pensiero che tornava sempre lì, come una zanzara fastidiosa.
Vagava, ma poi tornava sempre nello stesso punto.
Lei.
Non ricordava esattamente l’ultima volta che si erano visti.
Forse era estate. Forse no.
Di sicuro c’era luce, e lei portava quella luce addosso come se fosse una cosa che le apparteneva da sempre.
Ci aveva riflettuto spesso, negli anni. Era incredibile come lei riuscisse a emanare luce.
Non riflessa. Propria.
Radiosa, silenziosa, inspiegabile.
Come se avesse dentro un sole che brillava anche nell’ombra.
Non avevano mai avuto una vera storia, nel senso che si dà alle storie: inizio, svolgimento, fine.
La loro era – era stata? – più una parentesi aperta, rimasta lì, senza chiuderla mai. Come quei libri che non finiscono mai davvero: li rileggi, ma cambiano.
Come se si adattassero, silenziosamente, a ciò che sei diventato.
C’erano stati giorni pieni di parole.
Altri, solo di sguardi.
E poi quelli che sembravano vuoti, ma in realtà avevano tutto: il non detto, il possibile, il timore di rovinare qualcosa che non si era ancora rotto.
Ripensandoci, non sapeva se fosse stato amore.
Ma nemmeno riusciva a chiamarlo diversamente.
Era qualcosa che stava tra le definizioni,
come il disegno evanescente di una nota che svanisce, ma resta da qualche parte.
Sotto pelle.
Come un viaggio iniziato senza sapere la meta.
L’unica cosa certa era che, ogni volta che pensava a lei, non lo faceva con rimpianto.
Non era nostalgia.
Era quella forma di presenza che certe persone ti lasciano dentro, anche quando non ci sono più.
Come se, in qualche modo, ci fosse ancora.
Il bicchiere era ancora pieno.
Lo teneva tra le dita senza accorgersene, come si tiene una domanda che non hai il coraggio di fare.
Fuori, la luce si era fatta più scura. Ma non era ancora buio.
C’era quella zona grigia, quel momento in cui il giorno sembra trattenere il respiro prima di andarsene davvero.
Era fermo, immobile.
Come se avesse timore che un solo movimento potesse infrangere qualcosa.
Una memoria, un equilibrio, forse persino quella presenza che sentiva.
Poi accadde.
Qualcosa di minimo, impercettibile.
Un riflesso sul vetro.
Un’ombra che non era sua.
Si voltò di scatto, ma non c’era nessuno.
Solo il suo respiro, rallentato.
E allora capì.
Non che fosse tornata.
Non sarebbe tornata.
Non l’avrebbe rivista.
Capì che non tutto ciò che resta si vede.
Ci sono presenze che non chiedono di esserci, non bussano, non reclamano.
Semplicemente, restano.
Nel gesto con cui porti un bicchiere alle labbra.
Nel silenzio che scegli di non rompere.
Nella luce che entra da una finestra, ogni quinta sera.
Ros 🙂

Bellissima l’ idea di questa nuova rubrica : “Una foto un racconto “è dare voce alle emozioni che si provano davanti ad una foto di Engin, bravissima Ros ❤️👏
❤️
grazie
❤️